Carlo scarpa

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Materia: Architettura contemporanea
Tesina: Carlo Scarpa - Tomba Brion e Museo di Castelvecchio
Studente: Italo Ortega
Anno: Bac. I - 2009/2010

Carlo Scarpa è stato uno tra i pochi progettisti contemporanei che ha dimostrato di saper pensare in termini architettonici. Ciò lo ha costretto ad una relazione difficile, ma quanto mai feconda, con il suo linguaggio e la sua epoca.Ricordare Carlo Scarpa vuol dire prima di tutto rivolgere un pensiero riverente a quello che è stato il suo operare, che sempre si rivela in tutta la sua forza e in tutta la sua portata. Mano a mano che procedono i lavori di studio le sorprese aumentano e sono tutte nella direzione di apprezzare sempre di più la grandezza e la forza di quest’uomo e di questo artista. E si la ricerca tecnica ci offre dalsuo lato queste conferma, quella storico-artista che si indirizzi su quella che è la cultura di Scarpa, su quello che è l’ambiente in cui Scarpa opera, ci potrà dare dei riscontri molto precisi di una assoluta continuità tra il lavoro di architettura e il lavoro della pittura, della scultura, quello degli artisti degli anni in cui lui ha operato. Emerge con sempre maggiore vivezza la valenzaartistica de suo intervento, il che sposta anche l’asse della sua lezione. Oltre che irrepetibile, l’opera di Scarpa può essere capita come architettura soltanto se è intesa come arte nel senso non solo più lato, ma anche più tecnico del termine oltre che come prestazione artistica.
Una originale inclinazione sistematica caratterizza la ricerca di Carlo Scarpa. Proprio perche intrecciata ad unacontinua meditazione sulla natura del progetto architettonico, tale ricerca è in grado di accogliere proficuamente il ricordo quale componente essenziale del fare. Scarpa ha finito per costruire un linguaggio che intende rinnovarsi insensibile al trascorrere del tempo; ad esempio l’atmosfera che la narrazione scarpiana evoca con la tomba Brion, e suoi frammenti è del tutto congrua con un progetto dovesolo il lusso può esprimere l’ambivalenza della morte e essendo cosi, lo spreco rappresentato costituisce l’estremo gesto di resistenza che l’invenzione può opporre alla sopraffazione del tempo.

Sarebbe tuttavia errato parlare del lusso della composizione scarpiana e poi accontentarsi de riflettere esclusivamente sulle complessione materiche delle opere. Più ancora che nel trattamento specificodei materiale costruttivi, ove prevale piuttosto una raffinata coerenza d’uso portata sino ai limiti della prevaricazione, Scarpa si rivela estremamente inventivo nello studiarne gli accostamenti. Gli esperimenti compiuti in tal senso – opere di restauro come Castelvecchio o la sede della fondazione Querini Stampalia sono, da questo punto de vista, testi altrettanto ricchi della tomba Brion –inducono a pensare ad un concetto di uso alquanto allargato. L’impiego che Scarpa fa dei materiali è teso non solo a mostrarne le intrinseche qualità formali, ma a riconoscerne anche la funzione evocativa. Ed è il montaggio la tecnica che permette di coniugare insieme uso evocativo dei materiali e loro impiego tettonico, come in precedenza si accennato.
A prova di ciò, vi è il continuo allargamentodella gamma dei materiali che Scarpa utilizza nelle proprie composizioni, sino ad inglobarvi eventi anomali e sensazioni astratte. Nelle sistemazioni museali ad esempio, il progetto si avvale del commento svolto intorno ai reperti storici, destinate anch’essi, d’altro canto, a divenire sostanza della composizione, come accade nell’invenzione cosi ardita ed elaborata per la sistemazione dellastatua di Cangrande della scala nel museo di Castelvecchio o nel palazzo Abatellis di Palermo (1953-54). La ristrutturazione del negozio Olivetti in piazza San Marco a Venezia (1957-58), o la sistemazione della sala Luzzato alla fondazione Querini Stampalia sono altrettante dimostrazioni della maestria acquisita da Scarpa nell’accostare materiali, giocando su ricercati contrasti e sottili nuances....
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