Dal sogno del dio al sogno dell’animale da gregge

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Sergio Sánchez (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina)

Dal sogno del dio al sogno dell’animale da gregge: le riflessioni di Nietzsche sul fenomeno onirico.
Traduzione dal castigliano di Francesco Marino Del fenomeno del sogno si può dire quello che Remo Bodei ha detto del delirio, vale a dire:
«costringe comunque la ragione pigra o pavida a guardare nelle sue stesse pieghe, ariconoscersi non come un monolito, bensì come una famiglia di procedure che rinviano a un ceppo comune e che, per evolversi, deve accettare continue sfide»1.

Se in verità Nietzsche non è il Zerstörer der Vernunft di cui ha parlato Luckásc, tuttavia si può mostrare che ha costretto la ragione “monolitica” a guardarsi in specchi di processi che, intimamente fusi con essa, ne suggeriscono un’altra immagine,che la richiama alla modestia ed all’accettazione continua di sfide, sotto pena di incorrere nella cecità di Edipo. Questo è stato il sogno per Nietzsche: uno degli specchi nei quali ha cercato il riflesso degli aspetti meno immediati e visibili della ragione (e anche del mondo, all’inizio del suo itinerario). Rispetto a coloro che hanno visto nel sogno (come nella follia) una deformazione dellaragione, Nietzsche ha creduto nella fedeltà di questo specchio, riconoscendo che in essa c’è molto di onirico. E questo, l’onirico della ragione, gli ha procurato un’immagine nuova tanto della nostra razionalità quanto della nostra irrazionalità. In diversi momenti e da differenti angolazioni del suo itinerario, il fenomeno del sogno ha suscitato l’attenzione del filosofo. Come in altri ambitidella sua filosofia, anche qui sono noti i cambi e le trasformazioni che ha sofferto il suo pensiero, per cui necessariamente questi debbono essere tenuti presenti dallo sguardo che su questo fenomeno voglia dirigersi. Comunque, non è nostra intenzione, in ciò che seguirà, esaminare esaustivamente tutti i luoghi nei quali si è occupato del sogno. Ci basterà identificare i momenti più rilevanti dellasua riflessione al riguardo ed esporre con la maggior chiarezza possibile le linee essenziali del collegamento con i grandi temi della sua opera: la critica della cultura, la critica della metafisica, la riflessione psicologica, ecc.

1. Sotto lo sguardo di Apollo Nietzsche apre il suo libro sulla tragedia introducendo le categorie fondamentali che struttureranno il suo sviluppo, segnalando che“la scienza estetica” avrà ottenuto un beneficio rilevante “quando saremo giunti, non solo all’intellezione logica, ma alla sicurezza immediata dell’intuizione che lo sviluppo dell’arte è legato alla duplicità dell’apollineo e del dionisiaco” e al suo incessante gioco di opposizione e composizione2. Questa duplicità è in principio quella di due “istinti artistico-naturali” contrapposti, cheNietzsche ci invita ad associare ai “mondi artistici separati del sogno e dell’ebbrezza, fenomeni fisiologici entro i quali si può avvertire un’antitesi corrispondente” a quella che regge quelli3. In questo contesto, il sogno costituisce il frutto più primigenio della volontà di forma dei greci, effetto di forze plastiche inconsce creatrici della “bella apparenza” di immagini nitide, di profili definitiche rendono possibile il piacere della contemplazione netta e precisa, e che è “il presupposto di ogni arte figurativa”. Il sogno è la concrezione più elementare e spontanea di tale volontà, “nella cui produzione ogni uomo è un artista completo”4. Agli antipodi di questa vis creatrice di forme, incontriamo il principio dionisiaco cui si associa lo stato fisiologico dell’ebbrezza [Rausch], descrittacome rapimento estatico e immersione nel fondo amorfo di un’esperienza in cui è sospeso il principio di individuazione. L’istinto dionisiaco e la sua 1

concomitante esperienza di ebbrezza è il presupposto di ogni arte non figurativa, anzitutto, la musica, della quale Schopenhauer aveva segnalato il fatto che può prescindere dallo spazio, e che è la prima fenomenizzazione della Volontà....
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