Introduzione biologia

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Corso di Fondamenti storico-epistemologici della scienza tra Ottocento e Novecento A.A. 2007-2008

Lezione 5 - Il pensiero biologico tra Settecento e Ottocento: verso l’evoluzionismo

Copyright, 2007-2008 © Giulio Peruzzi

BIBLIOGRAFIA
• N. Eldredge, Ripensare Darwin. Il dibattito alla tavola Alta dell’evoluzione, Einaudi, Torino 1999. • E. Mayr, Storia del pensiero biologico, BollatiBoringhieri, Torino 1990 (ed. originale 1982). • M. R. Rose, Darwin’s Spectre: Evolutionary Biology in the Modern World, Princeton Univ. Press, Princeton 1998. • P. Rossi, I segni del tempo, Feltrinelli, Milano (1979) 2003. • E. Schrödinger, What is Life, Cambridge University Press, Cambridge (1944) 1992. • S. Toulmin, J. Goodfield, The Discovery of Time, Harper & Row, New York 1965.

IntroduzioneIl terreno per la teoria dell’evoluzione viene preparato, tra il XVI e il XVIII secolo, da due settori di sviluppo del pensiero scientifico relativamente indipendenti: – la filosofia naturale (l’attuale fisica, e in particolare la cosmologia), – la storia naturale (le attuali geologia e scienze naturali).

Gli esiti degli sviluppi della cosmologia sono ben sintetizzati da quanto Kant sostienenella sua opera giovanile Storia generale della natura e teoria del cielo (1755). In essa si affermava che l’universo nel suo insieme si era evoluto: il moto vorticoso dell’iniziale caotica nebulosa universale aveva dato progressivamente origine alle galassie, ai soli e ai pianeti. Il processo era stato graduale: “L’infinita estensione dei tempi futuri, prodotta dall’eternità infaticabile, animeràdovunque lo spazio ove Dio è presente e gli darà a poco a poco l’ordine regolare assegnatogli dall’eccellenza del piano divino (…) La creazione non avrà mai termine. È cominciata un giorno ma non finirà mai”. Dal mondo statico si passa a quello dinamico, in costante evoluzione, e governato solo alla lontana da cause secondarie. In tal modo Kant “metteva da parte la distinzione di Newton tral’Ordine attuale della Natura e la sua conservazione; la sola creazione necessaria era la progressiva vittoria dell’ordine sul caos nel corso di un tempo infinito” (Toulmin e Goodfield, 1965, p.133)

In quella che oggi chiamiamo geologia i cambiamenti furono probabilmente anche più radicali di quelli avvenuti nella cosmologia. Fu nel XVIII secolo che gli studiosi della natura si resero per la primavolta pienamente conto (iniziando a quantificarli) dei costanti cambiamenti cui la superficie terrestre era stata e continuava a essere sottoposta. Nasce così la geologia, come scienza con un compito di carattere storico: ricostruire la serie di eventi che hanno avuto luogo sulla Terra nel corso del tempo.

I fatti che avvaloravano l’idea che la Terra ha una storia erano molteplici, ma su due inparticolare si concentrò inizialmente l’attenzione: (1) La scoperta di vulcani spenti (nella Francia centrale, nel distretto del Puy de Dôme) indicava che il basalto è una antica lava e che quindi strati estesi e profondi dovevano avere origini antiche. (2) La scoperta che molti strati geologici erano depositi sedimentari e che la loro profondità poteva raggiungere le migliaia di metri: una colonnadi queste proporzioni doveva essersi formata in un enorme lasso di tempo.

Non solo ma né gli strati sedimentari, né quelli vulcanici erano rimasti intatti: erosioni, piegamenti, veri e propri capovolgimenti erano avvenuti e inevitabilmente avevano richiesto tempo e dimostravano le mutazioni cui la Terra era soggetta. Si aprì, in una fase iniziale della geologia, lo scontro tra

> nettunismo(preminenza delle forze dell’acqua
nelle tasformazioni)

> e vulcanismo (preminenza delle forze del fuoco
nelle trasformazioni).

“Coloro che si limitano a considerare le scoperte delle scienze fisiche - scrive Mayr, p. 263 - tendono ad attribuire i cambiamenti intellettuali che si si verificano nei secoli XVII e XVIII esclusivamente alla meccanicizzazione dell’immagine del mondo. Così...
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