La giustizia dal basso. il sistema di sicurezza e giustizia comunitaria del guerrero, messico

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La giustizia dal basso. Il Sistema di Sicurezza e Giustizia Comunitaria del Guerrero, Messico
Giovanna Gasparello, Università Autonoma Metropolitana, Città del Messico

Esiste una polizia che difende realmente la gente, ed una giustizia efficiente che ne rispetta i diritti? Assolutamente no, viene da rispondere, conoscendo gli abusi che ovunque nel mondo vengono commessi dai corpi di polizia edalle autoritèa giudiziarie.
Eppure, in America Latina diverse esperienze popolari di giustizia e sicurezza vanno in senso contrario alle nostre certezze: un’esempio ne è il Sistema di Sicurezza e Giustizia Comunitaria della Costa Chica e Montagna nello stato del Guerrero, nel Mesico meridionale. Questa zona, in cui l’85% della popolazione è indigena, nel 2007 è stata catalogata dall’ONU come lapiù povera di tutta l’America Latina. Quotidianamente, gli abitanti della regione lottano contro la povertà, il narcotraffico, l’emigrazione, la violenza, la mancanza di accesso alla giustizia e la forte presenza dell’esercito.

“Il rispetto ai nostri diritti sarà giustizia”
La Polizia Comunitaria –così è conosciuto popolarmente il Sistema- nasce il 15 ottobre del 1995, come risposta anecessità concrete: principalmente quella di garantire l’incolumità degli abitanti della zona negli spostamenti tra le comunità ed i capoluoghi municipali.
A partire dagli anni ’70, l’aumento esponenziale della violenza e la criminalità nella Montagna –dovuto all’incapacità e la corruzione del sistema di sicurezza e amministrazione della giustizia statale– aveva provocato una situazione insostenibiledi violazione dei diritti umani elementari, aggravata dalla discriminazione e dal difficile accesso alla giustizia per la popolazione indigena. Dopo un lungo processo di discussione, le comunità della zona decisero di fare fronte alle proprie necessità unendosi ed esercitando il diritto alla libera determinazione: creando un sistema autonomo di controllo del territorio e di vigilanza comunitariaorganizzato a livello regionale, in cui la sicurezza e la giustizia sono intese come un cargo comunitario, che gli individui svolgono senza ricevere nessuna retribuzione, come un servizio alla propria società.
I gruppi di Policia Comunitaria (una decina in ogni comunità) dispongono di armi semplici, quelle che usano i contadini per cacciare, principalmente con la funzione di deterrente. Il ComitéEjecutivo, composto da nove Comandanti Regionali, coordina circa 700 Policias Comunitarios distribuiti nelle 69 comunità integranti il Sistema. All’origine la competenza della PC era limitata: pattugliava le vie di comunicazione ed arrestava i delinquenti, consegnandoli poi all’autorità giudiziaria. Ma in breve tempo si rese ancor più evidente la corruzione e l’incapacità delle autorità giudiziariestatali: fu così che nel 1998 venne istituita la Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias (CRAC), un organo collegiale che compie la funzione dei Giudici di Pace e Penale, amministrando la giustizia alle persone che delinquono nel territorio d’azione della PC. La Coordinadora è composta da 9 persone che durano in carica tre anni, scelte in sede di Assemblea Regionale tra le persone diriconosciuta autorità e impegno nell’organizzazione.

Un’altra giustizia
Nella risoluzione dei conflitti le autorità regionali privilegiano sempre la conciliazione tra le parti, elemento caratteristico della cultura indigena. Quando ciò non è possibile, e la CRAC giudichi l’accusato colpevole, la pena prevista è la rieducazione, che consiste nello svolgere lavori “socialmente utili” a favoredelle comunità appartenenti all’organizzazione, 15 giorni in ognuna fino all’esaurimento della pena.
Gli anziani o le persone con maggior autorità morale –principales– delle comunità hanno il compito far riflettere i detenuti sul loro comportamento. Non è il concetto punitivo che orienta la giustizia comunitaria, quanto la volontà di dare al trasgressore l’opportunità di reintegrarsi alla...
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