La morale anarchica

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Pëtr Kropotkin

La morale anarchica
a cura di Antonio Vigilante

edizioni dsmgtlfpqxz 2008

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Introduzione Nella filosofia morale – e, naturalmente, nella coscienza di molti, benché spesso in modo confuso e quasi inconsapevole – si agitano due questioni. La prima è: cosa è bene, e cosa è male? La seconda è: perché devo fare il bene? Possiamodefinire determinazione del bene morale il primo problema e giustificazione del bene morale il secondo. Si tratta, come non è difficile intuire, di due questioni strettamente legate, senza tuttavia che sia impossibile considerarle a parte. La risposta alla seconda domanda porta lontano: in genere essa si trova in una intera visione del mondo, in un affresco più o meno grandioso della condizionedell'uomo nel mondo. La morale anarchica (1889) di Kropotkin è una critica della morale corrente, considerata ideologica quanto alla determinazione del bene morale e superstiziosa quanto alla sua giustificazione. In altri termini, per Kropotkin ciò che la società considera bene, è ciò che fa comodo alla classe privilegiata. Il modo in cui questo bene interessato viene giustificato ha ben poco dirazionale: nella peggiore delle ipotesi si ricorre alla mitologia, mentre nelle etiche

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un po' più raffinate i concetti metafisici prendono il posto delle fanfaluche religiose. In ogni caso, non c'è razionalità né buon senso nell'etica corrente. E non può essere altrimenti, considerato che non si tratta della vera etica, ma di uno strumento ideologico. L'intento di Kropotkin è quello di mostrarela via dell'etica autentica, naturale. Non si tratta, quindi, di una semplice distruzione dell'etica – impresa che sarebbe ben giustificata dal suo uso ideologico – ma di una restaurazione del senso autentico dell'etica, al di là della sua strumentalizzazione. Quanto al contenuto – la determinazione del bene morale – , l'etica anarchica non si discosta apparentemente da quella tradizionale, chesarebbe riduttivo definire evangelica: la regola aurea che è possibile rintracciare (con poche variazioni) in numerose tradizioni filosofiche e religiose: non fare all'altro quello che non vorresti che fosse fatto a te – anche se Kropotkin preferisce la sua formulazione positiva: fa' all'altro quel che vorresti che l'altro facesse a te, che è una formulazione identica a quella del Vangelo di Marco(7, 12). Non deve sorprendere troppo questa ripresa dell'etica evangelica nella elaborazione di un'etica laica ed

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antireligiosa. Da gran tempo il libero pensiero aveva individuato in quel principio la base di un'etica naturale. Ad esempio, ne La Republique de Philosophes, ou Histoire del Ajaoiens - utopia attribuita a Fontenelle e scritta probabilmente nel 1682 (anche se sarà pubblicatapostuma a Ginevra solo nel 1768) – si immagina una perfetta società di atei che seguono due soli princìpi, ispirati non da Dio, ma dalla Natura. Il primo di questi princìpi è che ciò che non è, non può dar vita a nulla, mentre il secondo principio, che riguarda strettamente la morale, è proprio la regola aurea nella formulazione positiva del Vangelo di Marco: trattate gli altri come vorreste cheessi trattassero voi1. Non v'è continuità, in realtà, tra l'etica religiosa e quella anarchica. Preti, politici, sfruttatori d'ogni genere hanno tenuto in ostaggio l'etica, utilizzandola come un cavallo di Troia per giustificare il loro potere e per stabilire l'ingiustizia sociale, ottenendo dolcezza e ubbidienza dagli sfruttati. Ora si tratta invece, per
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Fontenelle, La Republique dePhilosophes, ou Histoire del Ajaoiens, Geneve 1768, p. 48. Sull'attribuzione a Fontenelle e la datazione dell'opera, si veda la introduzione di Giuseppe Lissa a Fontenelle, Storia degli Agiaoiani, Guida, Napoli 1979.

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Kropotkin, di concepire la regola aurea come un principio di giustizia sociale in base al quale condannare tutti coloro che fanno fare agli altri ciò che essi mai vorrebbero fare:...
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