Le forme di governo delle destinazioni turistiche

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2.1.2 Le forme di governo.
La quesione delle forme di governo di una destinazione turistica pare essere strettamente collegata con la definizione, la classificazione utilizzata e il grado di gerarchia che governa il territorio. Non si può pretendere, pertanto, di definire a priori quale sia il modello che assicura maggiore efficienza ed efficacia nel governo di una destinazione turistica. Idiversi studiosi che hanno affrontato le problematiche relative alle diverse forme di governo delle destinazioni, sono pervenuti a diverse ipotesi, che possono essere ricondotte a due approcci principali: nel primo prevalgono forme spontaneistiche e di autoregolamentazione sistemica; nel secondo vengono preferite forme fortemente gerarchiche, con un baricentro strategico e manageriale benidentificato.
A proposito, Bellagamba A., Brunetti F. e Vigolo V. affermano che: “ciascuna destinazione, per le caratteristiche storiche, economiche, culturali, sociali e geografiche, per la dotazione di risorse disponibili, per il grado di coesione tra attori economici presenti nel luogo, può essere governabile secondo modelli anche molto differenti, non uniformi e non facilmente standardizzabili ereplicabili, modelli talvolta capaci di conseguire adeguate performance anche senza avvalersi di approcci ortodossi dal punto di vista del management” . Gli autori, seguendo un’impostazione scarsamente gerarchica, e riconoscendo l’importanza del coordinamento tra gli attori, sostengono che, a tale proposito, sarebbe auspicabile affidare il compito “ad organismi leggeri, attivati sulla base di progetticoncreti, magari anche di portata inizialmente ridotta, intorno ai quali il consenso si aggreghi in funzione dei risultati raggiunti” , evitando di assegnare le funzioni di governo della destinazione a strutture create ad’ hoc, che rischiando di perdersi nei meandri della burocrazia.
Invece, un approccio orientato al governo gerarchico delle destinazioni turistiche è quello proposto da Martini,secondo il quale, il management della destinazione richiede l’esistenza di una struttura che ha il compito di seguire il processo attraverso il quale un luogo è trasformato in destinazione, divenendo, così, l’organismo di metamanagement che gestisce l’insieme delle attività attraverso le quali mantenere l’attrattività delle destinazioni nel lungo periodo .
Tamma, invece, rileva che le peculiarità diciascuna destinazione possono far emergere figure-chiave diverse e che, in realtà, non vi è un soggetto che in astratto possa essere candidato a rappresentare il centro di riferimento, l’autorità in grado di regolare e coordinare lo sviluppo della destinazione . L’Autore mette in evidenza l’importanza del ruolo del pubblico e del privato nel governo della destinazione. Storicamente, si èdelineata una divisione dei compiti che prevede che al pubblico sia affidato il compito di regolare, sostenere, promuovere il turismo nella destinazione, mentre al privato quello della produzione dei servizi turistici . Tuttavia, sempre secondo l’Autore, tale divisione dei compiti oggi risulta inappropriata e va rivista nella direzione di una ricerca di cooperazione tra pubblico e privato, equilibrata edifferenziata in funzione del tipo di modello organizzativo esistente nella destinazione.
Il ruolo di regista e coordinatore potrebbe, quindi, essere svolto da un management emanazione di un soggetto misto, formato sia da organismi pubblici che privati e possibilmente costituito attraverso forme giuridiche privatistiche atte a favorirne l’apertura proprietaria. In questo caso, la presenza delpubblico faciliterebbe l’acquisizione di risorse e la modificazione e valorizzazione dei fattori ambientali e infrastrutturali, nonché per avere l’opportuno consenso e coinvolgimento degli Enti Locali e degli altri interlocutori sociali territoriali. La presenza dei privati è importante, invece, per favorire il coinvolgimento dei gestori delle organizzazioni turistiche private e per valorizzare le...
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