Lo sviluppo economico italiano

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Lo sviluppo economico italiano nel secondo dopoguerra: continuità e cambiamenti

Carluccio Bianchi
Università di Pavia

Una prassi ormai consolidata è quella di suddividere le vicende economiche del secondo dopoguerra nel nostro paese nelle seguenti fasi: la ricostruzione (1945-1955), il miracolo economico (1956-1963), la prima crisi congiunturale (1964-1969), gli anni delle lotte sindacali(1969-1973), gli shock petroliferi degli anni settanta, la disinflazione degli anni ottanta e il processo di convergenza all’Unione Monetaria Europea degli anni novanta.
Il periodo storicamente conosciuto come ricostruzione copre gli anni che vanno dal 1945 al 1955. In quegli anni il paese, appena uscito dal secondo conflitto mondiale, si trovava a dover ricostruire l’intero apparato industrialee buona parte del territorio, distrutto dalla guerra. Inoltre, si presentava il problema della disoccupazione strutturale, a cui doveva essere trovata una soluzione interna, dal momento che le possibilità di sbocchi migratori sembravano pressoché estinte. È di questo periodo, peraltro, la scelta fondamentale di politica economica che influenzò tutti i periodi successivi: quella di liberalizzaregli scambi di merci e servizi, aprendo la nostra economia ai mercati del mondo occidentale. Tale scelta poteva, innanzitutto, essere interpretata come una reazione alla politica del fascismo: corporativa e con un forte intervento statale nell’economia, sul piano interno; protezionistica e autarchica nei rapporti economici con l’estero. Riguardo alla questione dell’apertura o meno dell’economiaitaliana verso il resto del mondo si sviluppò un intenso dibattito tra i liberisti, sostenitori della supremazia del libero mercato, e i partiti di sinistra, che prediligevano invece regimi di programmazione economica. Con la vittoria dell’orientamento liberista si procedette allo smantellamento dei controlli esistenti e alla restaurazione dell’iniziativa privata. Tale scelta, peraltro, fu fortementeinfluenzata dalla pressione esercitata in tale direzione dagli Stati Uniti, al fine di costituire un blocco occidentale coeso ed integrato nell’alleanza atlantica. A tale proposito, gli Stati Uniti, consapevoli delle difficoltà dell’industria europea postbellica rispetto a quella statunitense, non prospettarono ai partner europei una liberalizzazione completa degli scambi anche con l’area deldollaro, ma uno smantellamento graduale dei controlli all’interno dell’Europa stessa. Iniziava, così, a farsi strada l’idea dell’integrazione economica e politica dei paesi europei. Gli anni postbellici furono caratterizzati anche da elevata inflazione, riconducibile principalmente a due ragioni: con la fine della guerra, accanto alla scomparsa dei meccanismi forzosi per sottrarre liquidità al settoreprivato, iniziò una consistente immissione di moneta cartacea da parte delle autorità militari alleate (le Amlire); inoltre, venne effettuato un brusco adeguamento del cambio lira-dollaro, con una svalutazione implicita della nostra moneta di circa cinque volte. Il Governo si trovò, quindi, a dover affrontare difficoltà economiche crescenti. In questa fase fu fondamentale la posizione autorevoledi Luigi Einaudi (Governatore della Banca d’Italia, prima, Ministro del Bilancio e Presidente della Repubblica, poi). Inizialmente, Einaudi propose di eliminare i prezzi politici che gravavano sul bilancio dello Stato e di effettuare una drastica riduzione della spesa pubblica; nonostante ciò, però, l’inflazione continuava a crescere in maniera vorticosa. Divenuto Ministro del Bilancio, tuttavia,Einaudi decise, nel 1947, una drastica misura di restrizione monetaria : con l’introduzione di un nuovo sistema di riserva obbligatoria per le banche si pose un limite notevole all’espansione del credito bancario; tale intervento riuscì ad arrestare la spirale inflazionistica.
Terminata la ricostruzione, iniziarono gli anni del cosiddetto “miracolo economico” (1956-1963), caratterizzati da una...
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