Politica economica

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ITALIA E LIBIA: UN RAPPORTO SPECIALE
Con il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato il 30 agosto scorso, Italia e Libia hanno
rinsaldato le relazioni bilaterali. L’Accordo ha consentito di dirimere questioni aperte ormai da molti anni e
sembra aver sancito l’avvio di quella “special relationship” che è stata per lungo tempo l’obbiettivo della
politica italiana nei confrontidel paese africano. La Libia svolge infatti un ruolo difficilmente sostituibile
nella politica energetica italiana non solo per l’entità delle importazioni di petrolio, ma anche per la qualità
non comune del greggio libico e per la prossimità geografica che consente un più facile accesso alle risorse.
Una funzione che nell’ultimo decennio è divenuta ancora più importante in seguitoall’interesse italiano allo
sfruttamento delle risorse di gas naturali. Attraverso il Greenstream, il gasdotto sottomarino costruito
dall'ENI, affluiscono 8 miliardi di metri cubi di metano l'anno destinati per la maggior parte alla produzione di
energia elettrica.
A queste ragioni prettamente economiche, si aggiunge il ruolo rilevante della Libia nella sicurezza del
Mediterraneo. Per i governi italiani laLibia di Gheddafi ha giocato sempre un ruolo stabilizzante nella
regione, prima in relazione al rischio di un’espansione sovietica nel Mediterraneo, di cui l’anti-imperialismo di
Gheddafi fu tutto sommato baluardo negli anni Settanta, poi in relazione al rischio costituito dal
fondamentalismo islamico, di cui il laicismo del regime libico è un naturale strenuo oppositore. A ciò, in
tempi piùrecenti, si è aggiunta l’importanza che la Libia riveste in tema di immigrazione. Al riguardo si
segnala che il 29 dicembre 2007 il ministro dell'Interno italiano ed il ministro degli Esteri libico hanno
sottoscritto un Accordo di cooperazione tra i due Paesi per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione
clandestina. L'accordo prevede, tra l’altro, l'organizzazione di una missione congiunta,in corso di
definizione, finalizzata, in particolare, al pattugliamento marittimo delle coste libiche.
Se l’Italia ha sempre avuto bisogno del petrolio libico, anche il regime di Tripoli necessita dell’Italia,
innanzitutto come fondamentale contribuente alla stabilità del rentier state. L’Italia è stata, ed è tuttora, la
prima importatrice di petrolio libico, i cui introiti hanno permesso aGheddafi di distribuire la rendita alla
popolazione attraverso la creazione di posti di lavoro pubblici, una politica dei prezzi controllata dallo stato e
un sistema di sussidi ai beni di prima necessità. Ma l’Italia, attraverso il proprio know how, è necessaria
anche per il mantenimento della capacità libica sia di estrarre il petrolio che fornisce la rendita, sia di attuare
il processo didistribuzione della stessa, che avviene grazie alla realizzazione italiana di molte opere civili e
alla importazione di beni primari e prodotti finiti.
L’ENI E GLI ALTRI INVESTIMENTI LIBICI IN ITALIA
Negli ultimi mesi, come mai in passato, la Libia ha manifestato un interesse crescente per diverse aziende
italiane. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello per ENI. Il 6 dicembre scorso una notadella Presidenza
del Consiglio dei ministri ha reso pubblico questo interesse. Il prossimo ingresso della Libia in ENI con una
quota di capitale rilevante è stato concordato con il governo italiano e avverrà “quando le condizioni dellaBorsa lo consentiranno”. Come dichiarato dalle autorità italiane e libiche l'obiettivo del Libyan Energy Fund,
il fondo sovrano che acquisirà la partecipazione sulmercato, è di giungere ad ottenere il 10% del gruppo.
Il fondo libico si appresta quindi a diventare il secondo azionista della compagnia energetica italiana,
dopo lo Stato italiano, che ne possiede il 30% ed esercita sul gruppo una serie di poteri speciali attraverso il
ministero dell'Economia e quello dello Sviluppo.
Nelle settimane precedenti vi erano state chiare manifestazioni di...
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