Serigrafia y mas

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SCUOLA ALLENATORI
TECNICO-TATTICA

L’EVOLUZIONE DI UN SISTEMA DI GIOCO: 4-2-3-1
di Mario Somma*

Allo stesso tempo è però utile e comodo avere un’idea con poche nozioni, soprattutto se gli interlocutori masticano calcio giocato in tutte le sue sfumature. Infatti, gli stessi numeri, in mani superficiali, possono lasciare il tempo che trovano, addirittura dire niente o cose inesatte. Civorrebbe, in tal senso, una codifica, ben precisa, delle combinazioni di numeri che esprimono i vari modi di giocare. Sarebbe necessario proprio per esprimere meglio una prassi comunicativa ormai usata da tutti gli appassionati di calcio, ossia dai tecnici, dai giocatori, dai giornalisti e dai tifosi. Mi riferisco, tanto per fare un esempio, alla differenza in campo, e nei numeri, che può essererilevata e quindi informata tra il 44-2, il 4-4-1-1, il 4-1-4-1, il 4-2-4 e il 4-2-3-1. Se prendiamo, invece, in esame un solo sistema di gioco è fin troppo logico che “il nome in numeri”, pur fotografando la disposizione dei giocatori, è solo un punto di partenza per svolgere e far vivere quel metodo di gioco; il gioco è dinamico, perché ci sono le caratteristiche dei giocatori, perché ci sono gliavversari, perché ci sono momenti diversi in una partita. Io voglio parlare del 4-2-3-1. Intanto voglio subito dare una risposta a chi potrebbe chiedersi se fosse giusto pensare ad un sistema di gioco a prescindere da tutto o se è meglio aspettare di valutare la “rosa” di giocatori a disposizione. Io parto dal presupposto che la squadra non la faccio io. Tra l’altro, credo non sia facile per nessunallenatore potersi prendere tutti i giocatori che desidera.
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A

cominciare dalla fine degli anni ’80, qualche addetto ai lavori ha iniziato ad esprimersi con numeri per spiegare come gioca una squadra. Oggi è diventata un’abitudine parlare di 4-4-2, 3-52, 4-3-3 o 3-4-1-2. Racchiudere in tre o quattro numeri un sistema di gioco è probabilmente riduttivo, perché ignora la complessità che stadietro.

Sono realista, però penso che questo non sia un problema. Uno dei motivi che mi ha infatti spinto verso questo sistema di gioco, è la possibilità di adattarci un gruppo squadra normalmente formato. Tutti comprano delle seconde punte veloci o tecniche ed io le uso come ali. Il mio trequartista può non essere quello classico, perciò lo posso individuare tra i centrocampisti. I cursori difascia possono trovare anche spazio come terzini. E così via. Mi sembra davvero che il 4-2-3-1 da me inteso, si possa adeguare ad ogni squadra costruita in un normale mercato. Parlando invece di questioni tecniche, a questo sistema di gioco sono arrivato per le esigenze contingenti. Ero alla Cavese nel campionato Nazionale Dilettanti ed avevo la squadra favorita per la vittoria finale. Incontravoquindi squadre che stavano tutte chiuse, strette centralmente a non lasciare nessuno spazio. Il mio centravanti era un brasiliano che, anche se bravo, non riusciva ad esprimere le sue capacità Le difficoltà stavano sia nelle qualità di chi cercava di servirlo e sia nelle sue possibilità di destreggiarsi contro avversari che facevano densità. In quella categoria inoltre per regolamento dovevanogiocare per forza un predeterminato numero di giocatori giovani e quasi tutti li utilizzavano nelle corsie laterali. Ebbene io pensai di spostare all’ala il mio centravanti per avere una serie di vantaggi: in quella posizione aveva più probabilità di ricevere palla e quindi di manifestarsi; di fronte aveva un giovane che, come minimo, poteva rimanere intimorito ed andare in difficoltà. Stando largo,il mio giocatore riceveva palla e giocava un 1:1. Stando largo, il mio giocatore apriva di conseguenza la difesa av*Dalla tesi finale del Corso Master 2004/2005 per l’abilitazione ad allenatore professionista di 1ª Categoria.

versaria, creando di fatto spazi nuovi in zone prima ben presidiate. Non avevo attaccanti, ma avevo notato un mediano, prestante fisicamente, che faceva gol con...
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