Storia del mercato turistico in sardegna, gallura e san teodoro

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La Sardegna
La nascita e la storia del turismo in Sardegna:
La storia del turismo isolano è segnato da due segmenti di sviluppo successivi: da prima i sardi, nella seconda metà dell’Ottocento, iniziano a frequentare le coste a scopo ricreativo, poi, solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i turisti stranieri iniziano a vivacizzare i primi insediamenti costieri (Brigaglia 1982; Price1983). Le infrastrutture turistiche più frequentate sono gli stabilimenti balneari del Poetto di Cagliari, sorto nel 1862, e i due stabilimenti di Alghero (1863), a cui seguiranno altrettanti sulla costa cagliaritana tra il 1878 e il 1895. All’inizio del XX secolo gli autoctoni amavano soggiornare, nel periodo estivo, sulla costa settentrionale dell’Isola, prediligendo i centri di Alghero, PortoTorres, Castelsardo, Santa Teresa di Gallura e La Maddalena (Price, 1983).
Il turismo, in questa prima parte del secolo, era inconsistente: le punte massime
furono raggiunte solo nell’intervallo di tempo tra il 1929 e il 1931 quando gli arrivi,
però, non hanno mai superato le 142.000 unità e le presenze le 270.000.
La traccia del profilo storico della domanda turistica nell’Isola prende corpo econsistenza in una seconda successiva fase e che ha origini nel secolo appena trascorso, con particolare riferimento all’ultimo cinquantennio.
Nel 1948 l’Isola diviene una Regione Autonoma a Statuto Speciale e sotto
l’insegna di questa autonomia si apre per la stessa il periodo di ricostruzione,
caratterizzato da un indice di crescita molto rapido. Uno dei settori determinanti per
questa crescitaè certamente il turismo. L’offerta turistica dell’Isola al 31-12-1949
poteva contare su solo 30 alberghi, 7 pensioni, 175 locande per un totale di 2.209
posti letto (Giordano, 1995).
Proprio nel 1949 si costituiva l’Assessorato Regionale agli Interni e al Turismo che,
subito l’anno successivo alla sua istituzione, metteva a punto un programma con
diversi obiettivi: migliorare la retestradale dell’Isola e i collegamenti con la
terraferma, aumentare la ricettività alberghiera, finanziare e promuovere eventi
locali, paesaggio e bellezze naturali, anche a livello internazionale, creare una
coscienza turistica nella popolazione autoctona. Con questo programma la Regione
vedeva nel turismo uno dei volani dello sviluppo economico sardo e per tale motivo
cercò di dotare l’Isola di unastruttura ricettiva idonea a ricevere vacanzieri nazionali
e internazionali (Regione Sardegna, 1953). Si cercò di raggiungere questi obiettivi
anche con l’aiuto di due Leggi regionali: la prima, la L.R. n. 62 del 22-11-1950,
istituisce l’Ente Sardo delle Industrie Turistiche (ESIT), che ha costruito i Gran Hotel
ESIT, creati per attirare flussi turistici e incentivare l’imprenditoria turisticalocale
anche negli spazi interni; la seconda, la L.R. n.63 del 23-11-1950, creò presso la
Sessione Autonoma del credito industriale del Banco di Sardegna un fondo speciale
per ristrutturare, costruire e ampliare alberghi, pensioni e locande (Mori, 1966;
Banco di Sardegna, 1985; Paci e Usai, 2002; Solinas, 1997). La realizzazione del 95%
dell’offerta ricettiva alberghiera, iniziata negli anniCinquanta, fu finanziata dall’ESIT
(GRAFICO DA ALLEGARE)

Lo sviluppo di una vera e propria “industria” del turismo in Sardegna è piuttosto recente: negli anni Sessanta un gruppo di finanzieri internazionali dà vita al Consorzio della Costa Smeralda costruendo villaggi turistici di lusso lungo le coste della Gallura Nord – Orientale, esclusivamente per la fruizione di un turismo d’élite.Ciò ha avuto un effetto moltiplicatore su tutta l’Isola. Sono bastati pochi anni per
vedere sorgere in diverse parti della Sardegna un gran numero di strutture ricettive,
dagli alberghi alle seconde case, che hanno modificato, spesso radicalmente, il
precedente modello insediativo costiero. Dopo gli sconvolgimenti edilizi ed i
cambiamenti nel genere di vita delle popolazioni locali a scapito...
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