Tesi adolecenti

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L'interesse degli psicologi per i comportamenti a rischio degli adolescenti è dettato in larga misura dall’incremento di fenomeni socialmente preoccupanti che coinvolgono i giovani nella fascia di età compresa tra i 14 e i 16 anni (Arnett, 1992). L’affermazione precedente, anche se non recentissima, si può comunque considerare attuale perché tali fenomeni non solo sono aumentati, ma siconcretizzano spesso in comportamenti che vanno talvolta al di là di ciò che possono immaginare gli adulti (il fenomeno del lancio dei sassi dai cavalcavia, l’incremento nell’uso di sostanze stupefacenti, le baby band, le stragi del sabato sera ecc.). Questi fenomeni sono solo alcuni esempi di come la percezione dei rischi si evolva e generi comportamenti dannosi sia per chi li mette in atto sia per glialtri. Infatti, tali comportamenti hanno una rilevanza per l’intera comunità, la quale, ne paga le conseguenze, sia in modo diretto sia in modo indiretto. In modo diretto perché è la prima ad essere messa sotto accusa, e in modo indiretto perché ci si aspetta dalla comunità soluzioni e risposte concrete.

Il concetto di rischio si è evoluto in corrispondenza dei mutamenti sociali. Infatti, adesempio, cinquanta anni fa gli adolescenti imparavano a nuotare nel fiume Arno considerandolo come un gesto di sfida molto rischioso. Oggi è proibito fare il bagno nel fiume Arno dalle autorità competenti in quanto è considerato pericoloso. Queste risposte da parte della società sui comportamenti a rischio, nascono per mettere un freno a queste situazioni in cui molti giovani rischiano la propria vita.Ovviamente la comunità non riesce a dare risposte immediate e via via che mette a punto una strategia per limitare i danni ecco che gli adolescenti hanno già trovato un altro modo per sperimentare i propri limiti. Infatti l’ultima trovata degli adolescenti è quella di scaricare o fotografare immagini violenti sul proprio telefono cellulare per provocare paura, per ricattare i compagni o sentirsieccitati da quelle immagini. Alcuni autori (Jeammet, 1991; Jessor, 1998; Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003) sostengono che l’assumersi dei rischi è insito nello sviluppo adolescenziale, ma questo può comportare dei problemi se tali rischi sono socialmente dannosi.

Gli adolescenti e la percezione del rischio
Gli anni dell’adolescenza, se paragonati ad altri periodi della vita, sonocaratterizzati da eccitazione, imprudenza e comportamenti a rischio (Arnett, 1992). Alcuni autori (Zuckerman, 1984; Arnett, 1992) considerano l’adolescenza come l’età a rischio per eccellenza in quanto essa è caratterizzata da inesperienza ed impulsività e quindi i soggetti in questa fase sono portati a rischiare di più e a non pensare alle conseguenze delle loro azioni.

L’adolescenza è definita come unperiodo di transizione in cui il soggetto da una parte, si lascia alle spalle l’età infantile e dall’altra, si proietta nel mondo degli adulti. Il passaggio di cui si parla non è quasi mai lineare. In questo periodo gli adolescenti cercano un’identità, una personalità, delle caratteristiche proprie e delle spiegazioni al senso della vita. Inoltre a rendere particolarmente complessa questa fase cisono anche i cambiamenti fisiologici del corpo che possono condurre a crisi d’identità. Agli adolescenti è richiesto di superare compiti di sviluppo, termine diffuso da Havighurst (1952), il quale esplicita che, nel caso in cui tali compiti siano portati a termine in modo costruttivo e positivo, questo conduce ad una condizione di benessere, aumento dell’autostima, sviluppo armonioso con ilcontesto ed infine pone le basi per il successo del superamento dei compiti di sviluppo delle fasi successive. I compiti di sviluppo riferiti all’età adolescenziale riguardano la sfera personale, la sfera socio-istituzionale, dove si richiede di fare scelte come la scuola da frequentare, il lavoro, lo sport, di affrontare il tema accettazione del sé e del raggiungimento dell’autonomia (Bonino et al.,...
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