Volpato

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21-09-2010
Nell’economia non ci sono leggi di carattere universale. Chi studia l’economia assumerà un suo approccio, quello che gli sembra il più valido il meno imperfetto. Nell’economia standard,quella neoclassica, c’è la tendenza a far scomparire le diversità, tende ad imporre regole universali.
L’economia americana dopo la guerra di secessione abbiamo una cultura liberista ma anche unacultura antagonista rispetto il big business, cioè alle grandi concentrazioni di potere, quindi si riteneva opportuno che nell’economia americana vi fossero dei bilanciamenti nei poteri. Alla finedell’800 molti economisti americani studiavano in Europa, frequentando un ambiente dove c’era la scuola storica dell’economia. Nasce così un indirizzo istituzionalista dell’economia, nel pensiero liberistaderivato dal modello di equilibrio economico generale l’idea che si sosteneva era che meno lo Stato interveniva meglio sarebbe stato per l’economia (tipica scuola liberista prevalente).(Le istituzionisono i mercati, la borsa, la Consob, etc.). Gli stati uniti iniziano lo studio dell’economia con un indirizzo istituzionalista.

L’approccio ortodosso ha come riferimento all’individualismometodologico, che sostiene che tutte le spiegazioni economiche devono essere fatte risalire a dei comportamenti individuali. Quindi il sindacato dentro l’economia ortodossa non esiste come soggetto. Non c’è ilsindacato, non possiamo dire l’impresa fa questo e quest’altro, perché l’impresa sarebbe già una istituzione. L’individualismo metodologico sostiene che sono i singoli individui a fare le cose,quindi tutta la prospettiva economica deve essere studiata come preferenze e scienze dei singoli individui.
Lo schema ortodosso analizzava tutti i mercati in economia perfetta, come se tutti fossero ineconomia perfetta, anche se nella realtà poi non lo erano.

Anni 50.
nel 1933 due economisti scrivono due libri che sostengono che non esiste la concorrenza perfetta e bisogna studiare i mercati...
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