Olaola

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Cartesio
Vita e il metodo.
La personalità di René Descartes, meglio noto come Cartesio, segna il definitivo passaggio all’età moderna. Nel suo pensiero l’uomo soggetto del mondo viene rapportato al mondo inteso come oggetto del suo agire. Cartesio è, inoltre, il fondatore del razionalismo che vede la ragione il principale organo di verità, nonché lo strumento per elaborare una nuova visione delmondo. Descartes nasce il 31 Marzo 1596 a La Haye e viene educato nel collegio gesuita di La Flèche, dove rimase fino al 1612. Egli stesso nelle sue opere definirà gli studi condotti all’interno del collegio insufficienti, poiché inutili nella vita quotidiana: in particolare condannerà di non aver appreso un criterio per poter distinguere il vero dal falso. Nel 1619 in una notte, Cartesioracconterà di aver fatto tre sogni in grado di fornirgli la sua prima intuizione sul metodo. Esprime queste sue prime intuizioni nell’opera “Regole per dirigere l’ingegno” composte tra il 1619 e il 1630, mentre militava nella milizia (all’interno della guerra dei trent’anni). Nel 1628 si stabilisce in Olanda per poter lavorare in pace godendo della libertà filosofica che la nazione offriva al tempo. Lacondanna a Galilei del 1633 lo induce a posticipare l’uscita di metafisica (nel quale difendeva le teorie copernicane) al 1640. Nel 1637 pubblica tre opere: Diottrica, sulle Meteore e Geometria con una prefazione intitolata Discorso sul metodo. Nel 1644 pubblica i principi di filosofia. Dopo aver pubblicato Le passioni dell’anima (1649) muore a Stoccolma l’11 Febbraio 1650. Il metodo che Cartesiocerca è allo stesso tempo teorico e pratico, soprattutto in vista dell’utilità e dei vantaggi che possono derivarne nella vita per gli uomini: il metodo dev’essere unico e semplice, che serva all’uomo in ogni campo teorico-pratico, che abbia come fine ultimo il vantaggio dell’uomo nel mondo. Il compito che Cartesio si prefigge è quello di:  Formulare regole del metodo (tenendo presente ilprocedimento matematico): 1. Evidenza, cioè accogliere come vero solo ciò che risulta evidente, ossia chiaro; 2. Analisi, suddividere ogni problema complesso nei suoi elementi più semplici; 3. Sintesi, risalire dal semplice al complesso; 4. Revisione, enumerare tutti gli elementi individuati mediante l’analisi e rivedere tutti i passaggi della sintesi (cioè controllare il tutto). Fondare con una ricercametafisica il valore assoluto e universale del mondo; Dimostrare la fecondità (cioè l’utilità pratica) del metodo nei vari rami del sapere umano.

 

Il dubbio e il cogito.
Trovare il fondamento che giustifichi il metodo si può fare solo operando una critica radicale di tutto il sapere: dubitare di tutto, soprattutto le conoscenze sensibili (cioè derivate dai sensi). Nessuna forma diconoscenza si può sottrarre al dubbio, neanche le conoscenze matematiche, le quali create da Dio (essere infinito e illimitato) dipendono dal suo volere. Se anche le conoscenze matematiche sono illusorie, ciò potrebbe portare a ritenere che sia state create da un genio maligno. In tal modo il dubbio si estende a ogni cosa e diventa universale (dubbio iperbolico). Proprio nel carattere radicale di questodubbio si trova una prima certezza: in quanto io dubito, esisto. Solo chi esiste può dubitare (cogito ergo sum). Io esisto come cosa pensante. Le cose create attraverso i nostri pensieri possono essere più o meno reali, ma certamente è reale il mio pensare. La mia esistenza come soggetto pensante (l’uomo di Cartesio si afferma come soggetto pensante e soggetto del mondo in cui vive) è certa, ècerta come non lo sono le cose che io penso. Risolvendo la questione della mia esistenza, non risolve il problema dell’esistenza del resto. Io, come soggetto pensante, sono sicuro del fatto che le idee esistono nel mio spirito, non sono sicuro che queste idee corrispondano alla realtà fuori di me. L’ipotesi di un genio maligno che mi inganni è sempre presente; è necessario, quindi, dimostrare...
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