La iglesia

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2. LA QUESTIONE DEL CRISTIANESIMO
NELL’ATTUALE STAGIONE DELL’OCCIDENTE

Non è facile indicare quali siano le principali sfide che il cristianesimo occidentale stia vivendo nell’attuale stagione. Ne vogliamo indicare alcune, le maggiori, quelle che si appuntano sulle questioni fondamentali, che ci accompagneranno nel corso delle nostre lezioni.

2.1. L’eredità della protesta contro DioL'ateismo moderno occidentale – come visto nella precedente lezione – è un fenomeno complesso e multiforme, che, fondamentalmente, è nato in nome di una rivendicazione dell’uomo di fronte a Dio, al Dio cristiano; o meglio, al Dio proposto (o percepito così) da alcuni rappresentanti dell’intellighenzia moderna. L’ateismo, dunque, non è nato come fenomeno di per sé originario, ma fondamentalmentereattivo, indirizzandosi contro la religione predominante, contro il cristianesimo; solo attraverso un lungo processo evolutivo è sfociato nel tentativo di dar vita ad un umanesimo autonomo e autosufficiente. Solo nel corso di decenni di storia l’atteggiamento di vita etsi Deus non daretur è diventato comune e pacifico, un orizzonte che spesso è vissuto non perché frutto di allontanamento consapevoledalla fede cristiana in Dio, ma perché è dato per scontato che Dio non “sia” o non “serva”.
In questo senso già con la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes 19-22 (promulgata il 7 dicembre 1965), il Concilio Vaticano II trattava dell'ateismo del XX secolo in modo molto variegato e complesso. Il n. 19, parlando delle forme e delle radici dell'ateismo, afferma che“Con il termine "ateismo" vengono designati fenomeni assai diversi tra loro.
Alcuni atei, infatti, negano esplicitamente Dio;
altri ritengono che l'uomo non possa dir niente di lui;
altri poi prendono i problemi relativi a Dio con un metodo tale che questi sembrano non avere senso.
Molti, oltrepassando indebitamente i confini delle scienze positive,
o pretendono di spiegare tutto solo daquesto punto di vista scientifico,
oppure al contrario non ammettono ormai più alcuna verità assoluta.
Alcuni tanto esaltano l'uomo che la fede di Dio ne risulta quasi snervata, inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo più che a negare Dio.
Altri si creano una tale rappresentazione di Dio che, respingendolo, rifiutano un Dio che non è affatto quello del vangelo.
Altri nemmeno sipongono il problema di Dio: non sembrano sentire alcuna inquietudine religiosa, né riescono a capire perché dovrebbero interessarsi di religione.
L'ateismo inoltre ha origine sovente o dalla protesta violenta contro il male del mondo,
o dall’aver attribuito indebitamente i caratteri propri dell’Assoluto a qualche valore umano, così che questo prende il posto di Dio.
Perfino la civiltà moderna,non per sua essenza, ma in quanto troppo irretita nella realtà terrena, può rendere spesso più difficile l'accesso a Dio».

Il concilio, insomma, registra che da un ateismo teoretico, tipico degli individui o gruppi del XVIII secolo che affermavano in maniera anche riflessa la mancanza di una sicura conoscenza di Dio o ne negavano l'esistenza, si è passati ad un ateismo pratico, riscontrabilein individui o gruppi che anche se riconoscono in teoria il problema o la questione “Dio”, vivono poi in pratica come se Dio non ci fosse. Interessante che il Concilio addossi espressamente alla Chiesa stessa, all'educazione religiosa e alle carenze della prassi religiosa una parte della responsabilità della nascita del moderno ateismo, come leggiamo alla fine del n. 19:

«... l'ateismo,considerato nel suo insieme, non è qualcosa di originario, bensì deriva da cause diverse, e tra queste va annoverata anche una reazione critica contro le religioni, anzi in alcune regioni specialmente contro la religione cristiana. Per questo alla genesi dell’ateismo possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione...
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