La morte, jung e la cultura azteca

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ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI FIRENZE

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LA MORTE

CARL GUSTAV JUNG E LA CULTURA AZTECA

TEORIA DELLA PERCEZIONE E PSICOLOGIA DELLA FORMA

PROF. GIUSEPPE PANSINI
ALICIA VILLARREAL
2do ANNO, PITTURA.

INTRODUZIONE

Il fare un confronto tra il pensiero di un grande psicoanalista come Jung e la cultura azteca mi ha portato ad intraprendere un viaggio nelle loro culture tantole tradizioni delle mie antiche radici come riprendere estratti dell’infanzia dello stesso Jung per poter capire entrambi il loro pensiero.
Il fatto di aver cresciuto immerso nella religione ha causato in jung un grande influsso nelle sue ricerche sulla morte, ricerche basate soprattutto nei sogni che secondo lui, sono “un’autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscioespressa in forma simbolica”, un organo d’informazione e controllo dell’attività immaginativa della psiche; capisce che l’anima inconscia e consapevole della sua prossima morte, come il guerriero che andrà in sacrificio per onorare gli Dei procurando la continuità della creazione...
Mentre jung cerca simboli di morte nei sogni, gli aztecas davano un simbolo alla morte, onorandola, e dandogliofferte, perché tanto Jung quanto loro pensavano che la vita non solo si ferma nella morte, tutto altro, va oltre la fine fisica. (jung parla nel suo saggio sul rinascere, dove fa riferimento alla reincarnazione, la resurrezione, a diversi testi filosofici, religiosi e alchimisti).

Cosi troveremo due pensieri diversi ma alla stessa volta simili dove due culture totalmente lontane possono avere ideele quali li portano a una morte, dove jung pensa a un ciclo della natura e gli aztecas a un debito da pagare con egli stessa; dove le tradizioni religiose sono sempre presenti e sono dei complessi sistemi di preparazione per la morte da seguire i quale portano pace e tranquillità alla stessa umanità.

JUNG E LA MORTE

Sin da piccolo Jung fu da subito immerso nella religiosità della suafamiglia. Infatti, non solo il padre, ma anche otto zii e il nonno materno erano pastori protestanti. Fin dai primi anni di vita, quindi, fu abituato a seguire sermoni, preghiere e a frequentare le chiese e i cimiteri. Tutto ciò lo portò a porsi degli interrogativi sulla natura di Gesù.

In “Ricordi Sogni Riflessioni”, racconta: “Nel vicino cimitero il becchino aveva scavato una fossa,ammucchiando la terra bruna sconvolta; uomini neri e solenni, paludati in lunghe finanziere, con strani cappelli a cilindro e stivaletti neri e lucidi, portavano una cassa nera, e c’era mio padre, che indossava l’abito talare, e parlava con voce sonora, mentre intorno le donne piangevano. Mi avevano detto che qualcuno stava per essere sepolto in quella fossa. Persone che prima si erano viste nei dintorniimprovvisamente sparivano, e allora sentivo dire che erano state seppellite e che il Signore Gesù le aveva chiamate a sé.”.
Da queste immagini, nella sua visione infantile, il piccolo Jung identificava Gesù come colui che “prende con sé le persone e poi le infila nelle buche sottoterra”.

Il piccolo Jung trascorreva ore nella biblioteca paterna cercando di scoprire qualcosa sul mistero chesentiva esistere al suo interno: si tormentava con una serie di domande sulla vita e sulla morte, ma aveva tuttavia una grande certezza, quella che in lui ci fosse qualcosa di eterno che doveva riuscire a contattare. Il nonno materno si interessava di spiritismo e spesso partecipava a sedute spiritiche in cui parlava con la prima moglie morta, alla presenza della seconda moglie (la nonna di Jung) edella figlia (la madre di Jung). Fin da piccolo, quindi, venne in contatto con il mondo dell’occulto e dello spiritismo, attraverso la figura della madre, spesso imprevedibile e misteriosa che, forse proprio per i suoi contatti con questo mondo, appariva al piccolo Carl misteriosa ed inquietante.
Probabilmente fu proprio l’incontro tra le due parti della natura umana – l’eccessivo dogmatismo...
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