Lola

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  • Publicado : 30 de agosto de 2012
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Federico Moccia. Ho voglia di te. Capitolo 1. "Voglio morire." Questo è quello che ho pensato quando sono partito. Quando ho preso l'aereo, appena due anni fa. Volevo farla finita. Sì, un semplice incidente era la cosa migliore. Perché nessuno avesse colpe, perché io non dovessi vergognarmene, perché nessuno cercasse un perché... Mi ricordo che l'aereo ha ballato per tutto il viaggio. C'era untemporale e tutti erano tesi e spaventati. Io no. Io ero l'unico a sorridere. Quando stai male, quando vedi nero, quando non hai futuro, quando non hai niente da perdere, quando... ogni istante è un peso. Immenso. Insostenibile. E sbuffi in continuazione. E vorresti in tutti i modi liberartene. In qualsiasi modo. Nel più semplice, nel più vigliacco, senza rimandare a domani di nuovo questopensiero: lei non c'è. Non c'è più. E allora, semplicemente, vorresti non esserci più anche tu. Sparire. Puff. Senza troppi problemi, senza dare fastidio. Senza che qualcuno si preoccupi di dire: "Oh, ma hai saputo? Sì, proprio lui... Non sai che fine ha fatto...". Sì, quel tipo racconterà la tua fine, ricca di chissà quali e quanti particolari, si inventerà qualcosa di assurdo, come se ti conoscesse dasempre, come se solo lui avesse sempre saputo veramente quali erano i tuoi problemi. Che strano... Quando magari non hai fatto in tempo a capirlo neanche tu. E non potrai fare più niente contro quel gigantesco passaparola. Che palle. La tua memoria sarà vittima di uno stronzo qualsiasi e tu non potrai farci niente. Ecco, quel giorno avrei voluto incontrare uno di quegli strani maghi. Mettono unmantello su una colomba appena apparsa e, puff, improvvisamente lei non c'è più. Non c'è più e basta. E tu esci soddisfatto da quello spettacolo. Magari hai visto delle ballerine un po' più grasse del dovuto, sei stato seduto su una di quelle sedie antiche, un po' rigide, in una sala ricavata alla meno peggio da qualche scantinato. Sì, c'era anche odore di muffa e di umido. Ma una cosa è certa.Che fine ha fatto quella colomba tu non te lo chiederai mai più. Invece no. Noi non possiamo sparire così facilmente. E passato del tempo. Due anni. E ora

sorseggio una birra. E ricordandomi quanto avrei voluto essere quella colomba, sorrido e un po' me ne vergogno. "Ne vuole un'altra?" Uno steward mi sorride fermo vicino al suo carrello delle bibite. "No, grazie." Guardo fuori dal finestrino.Nuvole tinte di rosa si lasciano attraversare. Morbide, leggere, infinite. Un tramonto lontano. Il sole che fa un ultimo occhiolino. Non riesco a crederci. Sto tornando. A 27. Questo è il mio posto sull'aereo. Fila a destra subito dopo le ali, corridoio centrale. E sto tornando. Una bella hostess mi sorride di nuovo mentre mi passa vicina. Troppo vicina. Sembra mandata dai Nirvana: "If she comesdown now, oh, she looks so good...". Ha un profumo leggero, una divisa perfetta, una camicia appena trasparente tanto da farti apprezzare quel reggiseno di pizzo. Va su e giù per l'aereo, senza problemi, senza preoccupazioni, sorridendo. "If she comes down now..." "Eva è un bellissimo nome." Grazie. "Lei è un po' come la prima Eva, lei mi tenta..." Rimane per un attimo in silenzio a fissarmi. Latranquillizzo. "Ma è una tentazione lecita. Posso avere un'altra birra?" "Ma è la terza..." "E certo, se continua a passare così... Io bevo per dimenticarla." Sorride. Sembra sinceramente divertita. "Ma conta sempre quello che bevono tutti, o sono io che le sono rimasto particolarmente impresso?" "Decida lei. Sappia che è l'unico che ha chiesto una birra." Se ne va. Ma prima di andarsene sorridedi nuovo. Poi rimbalza allegramente mentre si allontana. Mi sporgo un po'. Gambe perfette, calze pesanti, contenitive, velate scure, scarpe serie di serie come le altre. I capelli tirati su, una coda doppia con qualche intreccio di troppo, di un biondo leggermente mesciato. Si ferma. La vedo parlare con un signore della mia stessa fila ma un poco più avanti. Ascolta le sue richieste. Annuisce...
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