Un tramite tra i mondi: tradizione, agronomie e geopolitiche della coca

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  • Publicado : 15 de febrero de 2012
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UN TRAMITE TRA I MONDI: TRADIZIONE, AGRONOMIE E GEOPOLITICA DELLA COCA

"la hoja de coca penetra la cultura Andina en una forma que no tiene paralelo
en ninguna substancia de ninguna clase
en ninguna otra cultura".
William Carter

Viaggiando per la Bolivia ci si rende conto che la coca è ovunque: nel rapporto con il divino, utilizzata in tutti i principali rituali di offerta dedicatialla Pachamama e agli achachilas, gli spiriti protettori dei luoghi; per mettersi in contatto con il futuro -tramite la lettura delle foglie- e in connessione simbolica con un passato mitico -quello dello splendore incaico, quando la coca fungeva da legante tra i vari piani ecologici che lo caratterizzavano; nelle relazioni sociali e nell'etichetta che le regola, simbolo di prestigio ed autorità,ma anche di rispetto e convivialità; come elemento primario nello scambio sociale e rituale che caratterizza la reciprocità delle comunità tradizionali; come ausilio per sopportare la fame e la fatica del lavoro nei campi o nelle miniere.
La coca attraversa la società trasversalmente: dalle Ande alle Terre Basse, dagli strati più umili e indigeni della società, che spesso la utilizzano comesimbolo di rivendicazione culturale, ai più benestanti che, come in gran parte dei paesi occidentali, fanno uso del suo derivato più conosciuto.
Ed è proprio tramite il contrabbando internazionale di cocaina che la coca è diventata centrale non solo per la società boliviana o per quelle degli altri paesi produttori -principalmente Perù e Colombia- ma anche nelle politiche dei governi di mezzo mondo,Stati Uniti in primis.

Quando ho deciso di occuparmi di questo tema, a due mesi dalla partenza per la Bolivia nel settembre del 2010[1], mi rendevo conto dell'eccedenza di trattazioni sull'argomento; ma queste ultime, per lo meno per quanto riguarda l'Europa, erano quasi tutte di natura medica o storica: era evidente come a livello politico e popolare venisse fatta ben poca differenza tra coca ecocaina.
La mia prima idea, forse un po' ingenua, era supportare il governo Morales nella propaganda della suddetta distinzione fuori dai confini sudamericani.
Ma viaggiando per il paese, e grazie agli spunti di riflessione nati da diversi colloqui intrattenuti col professor Antonio Paolillo, mi sono resa conto che la problematica ha radici più profonde e di natura essenzialmente culturale: percapire e far capire la differenza non solo materiale, ma anche d'uso e significato tra i due concetti, era necessario prima di tutto esplorare la natura e la simbologia di questa piccola pianta, che da millenni è il fulcro mitico e sacrale attraverso cui passano tutti gli elementi fondanti delle civiltà andine e non.
Questa esplorazione è passata e deve passare attraverso l'analisi della lorovisione olistica della società e della natura, così diversa da quella segmentaria a cui siamo abituati; attraverso l'analisi approfondita dei vari utilizzi che ne vengono fatti da millenni e che sono ancora incredibilmente attuali; e soprattutto attraverso la visione e percezione diretta di chi ne fa uso.

Da circa due decenni si è sviluppato nelle discipline antropologiche e sociali in generaleun filone di studi basato sul ruolo che gli oggetti assumono nelle società contemporanee, in virtù della loro fondamentale importanza come punti di vista privilegiati per l'analisi delle relazioni umane.
L'antropologia oggi non può più permettersi di limitare il suo studio all'uomo, “ma deve estendere il suo sguardo su tutti gli esseri con i quali interagiamo e conviviamo” (Descola 2011). Delresto la distinzione tra “persone” e “non-persone” è storica, legata all'epoca moderna occidentale, ed è questa ad aver legittimato il dominio e lo sfruttamento per secoli. Ma non è accettata pedissequamente da tutti i popoli: lo stesso Descola cita proprio i paesi sudamericani, in particolare Ecuador e Bolivia, per la battaglia portata avanti nel riconoscimento della natura e degli ecosistemi quali...
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