Codice dei visti

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15.9.2009

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L 243/1

I
(Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria)

REGOLAMENTI
REGOLAMENTO (CE) N. 810/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti)
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto iltrattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 62, paragrafo 2, lettera a) e lettera b), punto ii), vista la proposta della Commissione, deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato (1), considerando quanto segue:
(1) (4)

l’immigrazione clandestina tramite un’ulteriore armoniz­ zazione delle legislazioni nazionali e delle prassi per iltrattamento delle domande di visto presso le rappresen­ tanze consolari locali», come indicato nel programma dell’Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell’Unione europea (4). È opportuno che gli Stati membri siano presenti o rap­ presentati, ai fini del rilascio dei visti, in tutti i paesi terzi i cui cittadini sono soggetti all’obbligo di visto. Gli Stati membri che nonhanno un proprio consolato in un dato paese terzo o in una parte specifica di un dato paese terzo dovrebbero adoperarsi per concludere accordi di rappresentanza per evitare uno sforzo sproporzionato da parte dei richiedenti il visto per avere accesso ad un consolato. È necessario stabilire delle norme sul transito dalle zone internazionali degli aeroporti per combattere l’immigra­ zione illegale. Icittadini dei paesi terzi figuranti su un elenco comune dovrebbero così essere in possesso di un visto di transito aeroportuale. Tuttavia, in casi urgenti di afflusso massiccio di immigrati illegali, gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a imporre tale obbligo ai cittadini di paesi terzi diversi da quelli che figurano nell’elenco comune. Le decisioni individuali degli Stati membridovrebbero essere riesaminate su base annuale. È opportuno che le modalità d’accoglienza dei richiedenti siano stabilite nel pieno rispetto della dignità umana. Il trattamento delle domande di visto dovrebbe avvenire in modo professionale e rispettoso ed essere proporzionato agli obiettivi perseguiti. Gli Stati membri dovrebbero garantire che la qualità del servizio offerto al pubblico sia elevata econforme a corrette prassi amministrative. Dovrebbero stanziare per­ sonale preparato in numero adeguato e risorse sufficienti al fine di agevolare il più possibile la procedura di do­ manda del visto. Gli Stati membri dovrebbero garantire che il principio «una tantum» sia applicato a tutti i ri­ chiedenti.

Conformemente all’articolo 61 del trattato, la creazione di uno spazio in cui le personepossano circolare libera­ mente dovrebbe essere accompagnata da misure in ma­ teria di controlli alle frontiere esterne, asilo e immigra­ zione. Ai sensi dell’articolo 62, paragrafo 2, del trattato, le mi­ sure relative all’attraversamento delle frontiere esterne de­ gli Stati membri definiscono le regole in materia di visti relativi ai soggiorni previsti di durata non superiore a tre mesi, checomprendono le procedure e condizioni per il rilascio dei visti da parte degli Stati membri. Per quanto riguarda la politica in materia di visti, la costituzione di un «corpus normativo comune», soprat­ tutto tramite il consolidamento e lo sviluppo dell’acquis [le disposizioni pertinenti della convenzione di applica­ zione dell’accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (2) e l’istruzione consolare comune(3)], è uno degli elementi fondamentali per «sviluppare ulteriormente la politica co­ mune in materia di visti quale parte di un sistema multi­ strato inteso a facilitare i viaggi legittimi e a combattere

(5)

(2)

(6)

(3)

(7)

(1) Parere del Parlamento europeo del 2 aprile 2009 (non ancora pub­ blicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 25 giugno 2009. (2) GU...
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