Commento sulla santissima trinità

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SS.MA TRINITA’ C - 2010
Pr. 8,22-31; Salmo 8; Rm. 5,1-5; Gv. 16,12-15

Traccia biblica

Il famoso discorso della Sapienza del cap. 8 del Libro dei Proverbi vuole rendere ragione dell’aspetto soprannaturale di questa dote spirituale che appartiene a Dio (“la Sapienza di Dio”) e che Lui solo può donare agli uomini. A differenza dei greci che affermavano che la saggezza veniva dallaricerca interiore dell’uomo quando egli interrogava se stesso e il mondo per scoprirne il senso, nella tradizione ebraica essa è essenzialmente il pensiero di Dio, che viene comunicato all’uomo che è capace di chiederla ed accoglierla nella giusta disposizione interiore. L’esempio tradizionale di richiesta della sapienza lo troviamo in 2Re 3, quando Salomone nel tempio di Gabaon chiede saggezza ediscernimento a Dio che gli appare in sogno per governare il popolo che Egli ha affidato a lui e che, da solo, si riconosce incapace di guidare. La sapienza di Dio è innanzitutto capacità pratica di fare bene il proprio lavoro, proprio come Lui nell’atto di creare il mondo; poi è intelligenza per comprendere le leggi della natura, del cosmo e delle relazioni umane; infine, ad un livello più alto, èdono di discernimento della volontà di Dio sull’uomo e sulla storia, che permette di vivere la propria vita in sintonia con il suo progetto d’amore per l’eternità. Ecco che la Sapienza, allora, ci viene presentata nella Bibbia come donna, quella che ogni uomo dovrebbe inseguire, corteggiare ed amare per farne la propria compagna di vita, che “delizia” l’esistenza con i suoi doni. E’ un vero e propriopercorso di vita quello che ci propone la tradizione sapienziale della Bibbia alla riscoperta di noi stessi, attraverso l’apertura a quella ragione che ci ha voluti, creati e liberati. Essa non ci costringe a camminare verso di lei, ma si propone come l’orizzonte naturale della nostra vita, che ognuno è capace di comprendere se si mette docilmente alla sua sequela. Proprio per questo latradizione antica dei Padri della Chiesa l’ha voluta legare a Cristo, il Logos eterno di Dio, per mezzo del quale Egli ha creato il mondo, perché diventando suoi discepoli noi potessimo avere accesso alla grandezza del suo mistero nella luce della vita.
Il Salmo 8, infatti, invita a magnificare la grandezza del Signore per aver fatto partecipe l’uomo della sua vita. Guardando con occhi sapienti allacreazione, il salmista riconosce la piccolezza dell’uomo di fronte all’opera divina, ma allo stesso tempo comprende la presenza del suo spirito di vita all’interno di lui che, fatto della stessa matrice di Dio, è destinato all’onore e alla gloria.
Nei primi versetti del cap. 5 della Lettera ai Romani Paolo sintetizza il senso dell’esperienza del credente come un entrare nel progetto disalvezza che Dio ha realizzato per mezzo di Gesù Cristo. La fede, infatti, quel dono di docile affidamento alla Parola rivelata è la via di accesso alla giustificazione che viene da Dio. L’uomo da solo non è capace di giustizia, ma ha bisogno del dono di grazia per comprendere quale sia la volontà di Dio nella sua vita. La Legge di Mosè, come ricorda spesso l’apostolo, non è stata in grado da sola dicomunicare la forza dell’amore con cui Dio ci ha voluti, perché di fronte ad essa l’uomo ha sempre percepito il suo limite e la distanza che lo separa da Lui. La speranza, allora, è tornata a brillare nei nostri occhi quando lo Spirito Santo li ha illuminati della comprensione che la salvezza ci ha raggiunti per mezzo del sacrificio pasquale del Cristo. In Lui, che ha dato la sua vita per noi,abbiamo la consolazione dalle “tribolazioni” della vita perché abbiamo finalmente compreso che esse non sono fine a se stesse, ma fanno parte del grande disegno d’amore attraverso il quale Dio ha salvato il mondo.
La breve pericope del Vangelo di Giovanni, tratta dal discorso dell’ultima cena, ci mostra Gesù che, prima di consumare la sua missione, lascia la porta aperta proprio al dono...
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