Ines de suarez

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  • Publicado : 5 de noviembre de 2011
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Isabel Allende nasce l’8 agosto 1942 in Cile. È una donna, per fortuna.
La sua vita non è stata facile sin dall’inizio: a causa del divorzio dei genitori, non conoscerà mai il padre, sparito per sempre prima che la madre, sola con tre figli, deciderà di stabilirsi a Santiago del Cile. La casa del nonno dove andò a vivere sarà rievocata del celebre romanzo “La casa degli spiriti”, rifiutato datutti gli editori latino-americani per il semplice fatto che l’autrice fosse dichiaratamente una donna, oltre che una sconosciuta.
Isabel si definiva una “fortunata”, sì perche grazie a suo zio Salvador, non le mancarono mai occasioni e borse di studio, nonchè ogni genere di svago. Ma la piccola non era quieta, sin dall’età di 5 anni iniziava a frugare nella biblioteca del nonno e nel baulelasciato dal padre latitante, conservato come una reliquia; i suoi primi libri, ci fa sapere, furono Jules Verne ed Emilio Salgari, quale onore per noi italiani.
La sua vita tranquilla sotto l’ala protettrice dello zio, fatta di romanzi ascoltati alla radio e sfogliati con amore puro e leggiadro per ciò che di più sublime l’uomo ha, fu interrotta dal nuovo matrimonio della madre nel 1956, che la portò aconoscere il mondo duro e vero, insieme alle discriminazioni sessuali del tempo, “La casa degli spiriti” sarà edito addirittura a Barcellona da Plaza y Janés: il successo divampa in tutto il mondo con decine di traduzioni diverse. Intanto l’11 settembre 1973 il colpo di stato militare guidato dal Generale Augusto Pinochet termina un’altra fase della vita della Allende: l’evoluzione dei fatti lacostringe ad inserirsi per la prima volta attivamente nella vita politica del suo paese, dando asilo politico ai perseguitati ed autoesiliandosi per evitare di diventare strumento ricattabile del regime.
Da questo momento è un’escalation naturale di successo con “D’amore e ombra” fino a “Paula” (non è altri che la figlia della scrittrice, morta il 6 dicembre del 1992 di una malattia rara eincurabile dopo aver passato un lungo periodo in sofferenza), passando per “Eva Luna”, nel 1991 esce poi “Il piano infinito”.
Isabel Allende, messa spesso a confronto con Gabriel García Márquez, a cui sicuramente si ispira, è stata più di una scrittrice, più di una mente libera innamorata della propria libertà, Isabel è stata donna per tutte le altre.

“Le protagoniste dei miei libri sono donne fortie appassionate. Non le invento, non ce n’è bisogno. Mi guardo intorno e le vedo dappertutto. Ho lavorato con le donne e per le donne tutta la mia vita. Le conosco bene”.
Donne umili, donne coraggiose, donne a volte fragili ma con una forza straordinaria e una inesauribile passione, prima di tutto verso la vita. Questo è il mondo (interiore) delle donne, le donne così come le vede – e le racconta– Isabel Allende. E non c’è dubbio che la prima donna a cui Isabel si sia ispirata per i suoi racconti sia essa stessa. Ogni romanzo è in qualche modo una proiezione autobiografica di sé, un pezzo della propria storia raccontata celandosi sotto le spoglie di un’altra persona. E le storie di Isabel Allende sono piccoli frammenti di vita vissuta, la sua e quella delle donne che l’hanno circondata,accompagnata per un periodo o incrociata solo per pochi istanti, le donne che l’hanno ispirata o guidata, le donne che ella ha amato e che l’hanno amata.
Nata, come ella stessa ha dichiarato in più occasioni, in una famiglia cattolica e patriarcale, permeata da valori antichi che alla femminilità concedevano poco spazio, Isabel Allende ha dedicato buona parte della sua vita a lottare control’oppressione della donna e la mistificazione della figura femminile: l’ha fatto in tanti modi, ma soprattutto (e meglio) attraverso la scrittura, scovando, nella quotidianità della sua esistenza, grazie al suo impareggiabile “fiuto” narrativo, quelle storie di intimità, amore, passione, che nel Cile del Golpe non interessavano a nessuno. Isabel le ha portate alla luce, quelle storie, e le ha...
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