La conoscenza e la verita

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Massimo Dell’Utri
Università di Sassari dellutri@uniss.it

CONOSCENZA E VERITÀ

SOMMARIO

I ..............................................................................................................................................3 II ............................................................................................................................................3III...........................................................................................................................................9 IV .........................................................................................................................................13

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Massimo Dell’Utri

ABSTRACT
The aim of the paper is to shed some light on the concept of truth by means of ananalysis of the relation which could tie truth and knowledge. Accordingly, various conceptions of truth will be discerned, depending on their allowing the possibility of knowing the truth-values of beliefs and sentences. The analysis will avail itself of some ‘pre-philosophical intuitions’ regarding the situations in which we say something is ‘true’ or ‘false’, on the one hand, and regardingknowledge in general, on the other. These pre-philosophical intuitions will help to insulate a sort of minimal interpretation of truth in terms of correspondence, and – by way of examples – brief descriptions of Ludwig Wittgenstein’s and John Austin’s correspondentist positions will be presented. In the end, the epistemological thesis of fallibilism will be methodologically used to point out what will beregarded as the most plausible conception of truth. Again, brief descriptions of Charles S. Peirce’s and Raimund Popper’s account of truth and fallibilism will be put forward in order to clarify the issue at stake.

ISONOMIA. Rivista di Filosofia. 2003

Conoscenza e verità

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I Scopo del presente articolo è di trovare una via che porti a una plausibile interpretazione del concetto diverità, dove ‘plausibile’ intende qualificare un’interpretazione che salva la possibilità della conoscenza. Come si vedrà, l’esito della ricerca sarà infatti tale da escludere ogni interpretazione della verità che alimenti una qualche posizione scettica in filosofia1.

II La verità è stata oggetto di studio sin dagli inizi della storia della filosofia occidentale, tanto che si potrebbe dire cheessa sia uno dei concetti filosofici per eccellenza. Sicuramente è uno dei concetti filosofici più fondamentali, nel senso che da essa dipendono il contenuto e la comprensione di diversi altri concetti. Molteplici sono le questioni teoretiche che si affollano attorno alla verità. Una di queste riguarda un preliminare chiarimento su quali debbano essere i cosiddetti ‘portatori di verità’, ossia qualisiano le entità a cui la parola “vero” deve essere attribuita; tra i candidati figurano enunciati, proposizioni, asserzioni, credenze, giudizi, frasi, ecc. Un’altra questione – una che mira direttamente al cuore della verità – riguarda invece il tentativo di fornire una interpretazione adeguata di questo concetto fondamentale. Basta anche una rapida scorsa a un buon manuale di filosofia peraccorgersi che su questo punto i filosofi si sono divisi nel corso dei secoli, proponendo di volta in volta interpretazioni in termini di corrispondenza, oppure di coerenza, o di utilità pragmatica, per nominare solo le principali. Ciò che colpisce di questo secolare dibattito è che nessuna interpretazione è mai riuscita a prevalere in modo schiacciante sulle altre guadagnando un consenso totale pressola comunità dei filosofi. Nemmeno l’interpretazione in termini di corrispondenza, che è la più antica, la più diffusa, e – come argomenterò più sotto – la più ‘naturale’. Che l’interpretazione corrispondentistica sia la più antica è testimoniato dal fatto che essa viene sostenuta sin agli albori della storia della filosofia occidentale, nella Grecia classica. Platone, ad esempio, in uno dei...
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