Peer education

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LA PEER EDUCATION COME RISORSA NEL LAVORO DI PREVENZIONE E INTERVENTO CON MINORI STRANIERI DEVIANTI, L’ESPERIENZA DEL PROGETTO “UNA FINESTRA SULLA PIAZZA”

1 – analisi del contesto 2 – violenza e sue rappresentazioni 3 – interventi tradizionali 4 – Il progetto “Una Finestra sulla Piazza” - Premesse operative - L’èquipe del progetto - La mediazione culturale - L’intervento del progetto -Affidamenti familiari ed etero familiari 5 – Il lavoro con gruppi informali di minori stranieri non accompagnati di origine maghrebina - rilevazione e analisi delle dinamiche di gruppo - influenza dei valori religiosi - limiti e regole - contrapposizione tra provenienza rurale e provenienza urbana - denaro - conflitto di genere 6 – Peer education - fase iniziale: sperimentazione sul campo - conflitto -criteri di selezione - potere - tradimento - doppia appartenenza - cambiamento - prossimità 7 – punti di forza della peer education 8 – Conclusioni: necessità di rafforzare la rete di interventi con un percorso di autoformazione finalizzato alla diffusione della prassi “peer education”

1 – ANALISI DEL CONTESTO Il contesto urbano in cui si sviluppa l’intervento del progetto “Una Finestra sullaPiazza” è costituito da un quartiere del centro storico di Torino, Porta Palazzo. Questo quartiere è caratterizzato dalla presenza del più grande mercato all’aperto d’Europa, con 40 mila presenze giornaliere di consumatori e da un habitat degradato. Sotto il profilo della qualità sociale, l’ambito urbano presenta un numero elevato di famiglie in condizioni di marginalità, con la più altapercentuale di popolazione immigrata della città. Il degrado è visibile: coinvolge lo stato di conservazione degli edifici, l’illuminazione pubblica e la presenza di gruppi dediti ad attività illegali. Rilevante nel complesso risulta la presenza di minori nelle strade, i commerci abusivi, i consumatori di sostanze stupefacenti e la presenza costante delle forze dell’ordine. Il fenomeno migratorio presentagli stessi scenari che negli anni ‘60 hanno caratterizzato la migrazione interna: l’affitto dei posti letto, lo sfruttamento della manodopera, la concentrazione di immigrati nelle zone centrali della città, i conflitti, la forte attenzione nei confronti dei minori, considerati agenti di violenza e indicatori di squilibrio sociale. La dinamica migratoria è, come in passato, quella dei trasferimentia catena che iniziano con migrazioni di singoli individui senza progetti precisi, nel tentativo di fare fortuna. Inizialmente pensate come transitorie, in un secondo tempo tali migrazioni diventano stabili e portano al trasferimento di intere famiglie e alla ricostruzione di gruppi sociali complessi. Rafforzando la propria presenza sul territorio, le comunità si fanno portatrici di abitudini,stili di vita, cultura e sistemi di valori condivisi propri che con fatica trovano uno spazio riconosciuto e legittimato all’interno di una società che teme l’intrusione di sistemi tradizionali, morali e religiosi altri. La localizzazione degli insediamenti ha carattere temporaneo: il centro storico, con i suoi edifici fatiscenti, gli affitti abusivi, ospita i nuovi arrivi, mentre i quartierisemiresidenziali diventano la meta delle famiglie ricongiunte. La città è caratterizzata da una forte mobilità residenziale interna e da equilibri instabili. L’amministrazione comunale, riqualificando le aree critiche, spinge il disagio dal centro alle zone periferiche, dove i cittadini si organizzano in comitati di protesta spontanei che chiedono maggiore sicurezza. La risposta a questa comprensibilerichiesta è stata principalmente quella di assicurare una maggior presenza di forze dell’ordine e, dall’estate 2008, dell’esercito nelle strade. Secondo l’analisi di alcuni operatori sociali impegnati nel lavoro di strada, questa operazione ha principalmente spostato in maniera fisica e temporanea i fenomeni, ottenendo risultati ancora parziali che non hanno inciso sul livello di allarme sociale...
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