Rvf lxi analisi e commento al testo

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Rerum Vulgarium Fragmenta LXI, di Francesco Petrarca

Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno, e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto, e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto da’ duo begli occhi che legato m’hanno; e benedetto il primo dolce affanno ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto, e l’arco, e le saette ond’i' fui punto, e le piaghe che ’nfin al cor mi vanno. Benedette levoci tante ch’io chiamando il nome de mia donna ho sparte, e i sospiri, e le lagrime, e ’l desio; e benedette sian tutte le carte ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio, ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.
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Sonetto endecasillabo con rima alternata nelle due quartine e varia nelle due terzine, con schema ABBA/ABBA/CDC/DCD Questo sonetto forma parte di un trittico, per cosìdire, in quanto si costituisce con il precedente ed il successivo, RVF LX-LXII, un vero e proprio quadro dell'andamento, e del fluttuare incessante dello stato d'animo dell'autore. Come di consueto, Laura è qualcosa di più che la donna amata, si converte in fonte di ispirazione, non solo dal punto di vista letterario, ma altresì costituisce una sorta di lente d'ingrandimento, attraverso la quale illettore indaga ora sull'opera letteraria ora sulla psicologia, la sensibilità e il processo di introspezione del poeta. Costui, pur essendo un genio del suo tempo, viene riportato su un piano più umano dai suoi stessi versi; diventa quasi impossibile per il lettore non immedesimarsi in colui che scrivere, non rendersi conto di quanto entrambi si trovino sullo stesso piano, e di quanto entrambisiano esseri umani soggetti al cambiamento. Questo meccanismo fa si che il lettore si trovi in possesso di

un'opera, che nel momento in qui viene letta, infrange i limiti di spazio e tempo e ci avvicini all'autore, attraverso i secoli, i costumi e la cultura, quasi come se fossero entrambi seduti allo stesso tavolo, con la stessa opera di fronte e con le stesse sensazioni nel cuore enell'anima. La vulnerabilità dell'essere umano è proprio questa, l'essere soggetto al cambiamento, che è ciò di più costante e certo che ci sia nella vita terrena; il Petrarca utilizza queste sensazioni per stendere la sua opera, o forse è la necessità di una introspezione che rassereni il suo spirito e la sua mente che lo porta a scrivere. A questo punto diventa impossibile stabilire se l'autore attingadai propri sentimenti per scrivere, o se sia appunto tale necessità di esternare e analizzare quello che sente e vive, ciò che lo porta a produrre questa opera. Nel sonetto che precede il RVF LXI, il poeta maledice il suo amore; prima maledice e rinnega quello che sente a livello emozionale, per poi rendersi conto che perfino il suo intelletto è permeato da queste sensazioni. In questo sonettoinvece, tramite il fluttuare di tutte le cose, il cosiddetto "Panta Rhei" di Eraclito, la tristezza ed il rimpianto lasciano lo spazio a nuovi sentimenti; si tratta di un componimento di gioia, entusiasmo e celebrazione dell'amore. Tanto è il giubilo dell'autore, che egli arriva addirittura a rallegrarsi per tutte quelle sofferenze e pene che Laura gli ha causato; attraverso di esse è arrivato aprovare quello che sente in questo momento. I "colpi d'Amore" dei sonetti RVF IIIII- XVIII... etc., già non sono maledetti e odiosi, a questo punto quasi ringrazia di essere caduto in una così dolce trappola. Il componimento si divide in due parti; alle quartine è affidato il compito di descrivere l'origine e le cause dell'amore, mentre nelle terzine l'autore si dedica a presentare gli effetti e leconseguenze di tale sentimento. La prima quartina si apre con un topos che definisce il campo semantico temporale. Tale topos è composto dalla formula "Benedetto sia ’l giorno, il mese e l'anno..."(V1). Questa figura, già utilizzata in precedenza, potrebbe essere una ripresa del componimento di Cecco Angiolieri "Maladetta sie l’or’ e ’l punt’e ’l giorno e la semana e ’l mese e tutto l’anno..."...
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