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Eliminazione della cosa in sé
Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) fu il primo ad evidenziare le aporie di Kant: quest'ultimo infatti aveva cercato di spiegare come la categoria di causalità fosseapplicabile legittimamente solo nell'ambito fenomenico e conoscitivo (rigorosamente disgiunto dalla cosa in sè), però poi aveva trattato la stessa cosa in sé come un qualcosa che "causa", in manieraoscura, l'emergere dell'esperienza. Se il noumeno, o cosa in sè, modifica i nostri organi di senso, che su di essa formano infatti il fenomeno, vuol dire che la cosa in sé agisce "causalmente" su dinoi. L'errore di Kant consiste dunque nell'aver costruito tutto il processo conoscitivo umano intorno alla cosa in sè, pur essendo questa paradossalmente inconoscibile. Per salvare il kantismo allora,Karl Leonhard Reinhold (1758-1823), che era tra l'altro un grande estimatore di Kant, nel Saggio su una nuova teoria della facoltà umana della rappresentazione (1789) propose di unificare fenomeno enoumeno, materia e forma, vedendoli non più come i termini opposti di una contraddizione, ma originati dalla stessa attività unificatrice del soggetto. Secondo Reinhold, la cosa in sé non è pertantoqualcosa di esterno al soggetto, ma è un puro concetto (limite) appartenente alla sua stessa rappresentazione, la quale consta contemporaneamente sia di spontaneità (attiva), che di recettività(passività dei sensi).
Fichte
Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) è il primo grande esponente (e fondatore) dell'Idealismo tedesco. Egli, partendo dalle posizioni di Reinhold, intuisce che, se l'Io non è piùlimitato dal noumeno nella sua attività conoscitiva, cioè da un limite esterno che lo renda finito, allora è un Io infinito. Pur restando nell'ambito del kantismo, di cui si considera un prosecutore,Fichte cercherà di andare al di là delle aporie di Kant, costituite appunto dal dualismo tra fenomeno e noumeno, a favore di una visione completamente incentrata sull'Io, concepito non come una...
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