Heidegger

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Università degli Studi di Torino
Facoltà di Scienze della Formazione
Filosofia Teoretica

MARTIN HEIDEGGER

“ […] E solo il saper ascoltare nella lontananza fa maturare nell’esserci, in quantose stesso, il risveglio della risposta dell’altro esserci, nell’essere assieme al quale esso può rinunciare all’egoità per conquistarsi come autentico se stesso”.

Martin Heidegger, “Dell’essenzadel fondamento”, Segnavia, Adelphi, 1987, p. 131.

|1 | E’ questo il passo con cui Martin Heidegger conclude il suo trattato sull’essenza del fondamento (Satz vom Grund), composto nel 1928 e|
|2 |successivamente raccolto, con altri undici scritti, in Segnavia (Wegmarken) come uno tra i segni, gli “indizi” da riconoscere per seguire il |
|3 |cammino della sua (nonpriva di ambiguità) filosofia. |
|4 |In queste poche righe è contenuto l’ultimo tassello del suoragionamento circa il passaggio da una vita inautentica (“può rinunciare all’egoità”) a|
|5 |quella autentica (“per conquistarsi come autentico se stesso”) attraverso un percorso di consapevolezza,di nuova acquisita/conquistata coscienza |
|6 |di sé che sapendo ascoltare nella lontananza rende possibile la “redenzione” da una vita all’altra.|
|7 |La lontananza di cui parla è da lui stesso definita nel testo, poche righe prima, nella dimensione della trascendenza, che permette all’uomo di |
|8 |slanciarsi verso una nuovapossibilità, diversa da quella all’interno della quale è vissuto, e da lì, da lontano, guardare le cose finalmente con |
|9 |uno sguardo autentico e consapevole. Ma l’ambiguità di questoslancio è di essere uno slancio nel passato, nell’origine, una lontananza originaria,|
|10 |proprio per poter tornare alla sorgente delle possibilità di esistenza e “imboccare” la giusta via laddove...
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