Una lettura psicoanalitica del cinema di fantascienza

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  • Publicado : 15 de enero de 2011
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Titolo: Una lettura psicoanalitica del cinema di fantascienza

Relazione di Andrea Ciacci.

“Ogni pellicola cinematografica risulta l’incarnazione dell’immaginario nella realtà esterna, lo sdoppiamento dell’universo in un universo riflesso”
- E. Morin, L’identità umana (2001) –

“Il carattere di fruibilità di massa della fantascienza permette ad essa di svolgere, nella societàcontemporanea, le funzioni che nelle società primitive venivano assolte dal mito”

- J. Goimard, Mito e fantascienza (1980) –

Marx affermava che ogni produzione dell’ingegno umano riflette i temi della cultura in cui affonda le proprie radici. Il cinema, come opera dell’ingegno e della creatività umane, non fa certo eccezione, ed a patto di arricchire la visione marxiana con gli apporti dellapsicoanalisi – e quindi estenderne i concetti di riproduzione sociale e culturale (Bordieau, 1971) includendovi i relativi presupposti inconsci – riteniamo possibile far propria questa visione.
Così come i miti nell’antichità, anche i film sono dunque espressione di fenomeni culturali e psicologici dell’intorno sociale in cui si sviluppano, e come tali possono esprimere la particolare concezione che unacultura ha su se stessa, la ricerca di soluzioni a problemi passati - ma comunque attivi nel presente – di una civiltà, angosce relative a vari aspetti dello sviluppo individuale e collettivo.
Già Cesare Musatti (1961) parlava della possibilità di una comunicazione diretta tra cinema e psicoanalisi, resa possibile dalla capacità di risonanza emotiva dell’inconscio di fronte alle immagine filmiche,capacità che egli attribuiva ad un effettiva somiglianza tra queste e le fantasie inconsce. Egli argomentava inoltre come, per effetto dell’identificazione, lo spettatore è passibile di essere – di volta in volta – tutti i personaggi, mentre - per effetto della proiezione - ogni singolo personaggio è comunque in parte lo stesso spettatore.
Il genere cinematografico della science-fiction ben sipresta – forse per la ricorsività del suoi contenuti e dei suoi temi principali – ad esprimere le angosce individuali e collettive, ed in effetti il carattere dei film di questo genere sembra mutare in corrispondenza alle fluttuazioni del clima psicologico e sociale che si sono susseguite nel corso del ‘900, ed alle relative angosce connesse a tali mutamenti.
Secondo la visione di Bettelheim – lacui riflessione trae spunto dalla sua esperienza di internato in un campo di concentramento nazista - di fronte all’aumentata complessità tecnica della società in cui viviamo, all’individuo si impone l’arduo compito di adattarsi salvaguardando al tempo stesso la propria identità personale, sviluppando un grado di integrazione ed autonomia che permetta di non perdersi di fronte al meccanicismo edall’utilitarismo della civiltà moderna. Ed è il fallimento in tale compito che Bettelheim addita come responsabile di molte angosce della società contemporanea.
In effetti, senza scomodare situazioni estreme quali quelle vissute suo malgrado da Bettelheim , i rapidi mutamenti tecnologici che si sono susseguiti a partire dalla rivoluzione industriale – non sempre al servizio del benessere e delladignità umane – e l’alto funzionalismo della società contemporanea sono passibili di sviluppare negli individui sentimenti di estraneità ed alienazione.
Tali sentimenti sono spesso riflessi nella letteratura fantascientifica, che ne costituisce talvolta un’espressione, talaltra addirittura un tentativo di farvi fronte, di trovare una soluzione alla crescente frattura tra cultura e natura umane.Dominano infatti nella letteratura fantascientifica i temi legati all’evoluzione della scienza e della tecnologia, le angosce connesse alla scoperta dell’energia atomica, della clonazione e della selezione genetica, del mutato rapporto uomo – natura, delle condizioni di vita e del controllo sociale.
Le concettualizzazioni psicoanalitiche che meglio si prestano a cogliere le angosce espresse...
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