Celestina

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LA CELESTINA

ovvero

Tragicommedia di Calisto e Melibea
di Fernando de Rojas tradotta e adattata da
Roberto Buffagni

Vetriolo - 2001 www.ilbolerodiravel.org

SULLA RIDUZIONE PER LASCENA DE LA CELESTINA

La Celestina, questo capolavoro grande e atipico che in Italia fu interpretato, prima di questo allestimento, da due attrici anch'esse grandi e atipiche come Sarah Ferrati e Lina Volonghi, venne dato alle stampe proprio negli anni in cui Montalvo compiva la revisione del suo Amadigi di Gaula, il romanzo cavalleresco preferito da Don Chisciotte. Ma nellaCelestina non si parla di cavalieri erranti e di dame prigioniere, neppure per farne la sublime parodia che saprà darcene Cervantes. I personaggi sono Calisto, un giovane nobile scioperato, prepotente, malinconico e stoldamente egocentrico; Melibea, una figlia di famiglia che si sprofonda nella passione amorosa per uscire dalla gabbia di ruoli sociali e di affetti troppoangusti; Sempronio e Parmeno, servi che disprezzano,sfruttano e truffano il loro padrone; Elicia e Areusa, due prostitute; altri protagonisti e comparse d'una vita cittadina formicolante, fitta di intrighi di mezza tacca; e soprattutto,Celestina, che fin da subito, e perfettamente a ragione, ha saputo rubare l'onore del titolo alla coppia d'amanti ch'ella unisce con le sue arti difattucchiera e di mezzana (il titolo originale dell'opera era infatti Tragicommedia di Calisto e Melibea). Celestina è la puta vieja, la vecchia puttana per antonomasia: "parola che a te suona vituperio,alle sue orecchie, titolo d'onore." Celestina fa sei mestieri:"lavandaia, profumiera, fabbricante di belletti, restauratrice di verginità, ruffiana e, all'occasione, strega." Èmaterna mezzana di Elica ed Areusa, che protegge e mette in vendita in quel "tugurio vicino alla conceria, in riva al fiume,"dove si vede entrare "una trafila di uomini importanti, contriti,col viso coperto fin sopra gli occhi e pantaloni in mano."È insieme una piccola imprenditrice della credulitàe della lussuria, una self made woman tardo medievale, e una vecchia donna che si aggrappaalla vitae alla nostalgia, all'odore quasi svanito di piaceri che non può più gustare, spaventata dalla miseria e dalla morte vicine, ubriacona e preveggente, avida di denaro e desiderosa di umani abbandoni: un tessuto di vitali contraddizioni che fanno la grandezza del personaggio. È lei che, conforme la sua vocazione di mezzana, mette in comunicazione i mondi separati e paralleli checome in una kermesse di Bosch compongono lo scenario dell'azione: nobili e servi, chiesa e bordello, ideologia cosmetica e perentoria, sudaticcia realtà. È il suo, lo sguardo che scruta questo mondo buffonesco e distrattamente atroce, leggendolo senza moralismo e addirittura senza portar giudizio su di esso, perché non crede in un altrove etico o religioso al quale paragonarlo? Inparte sì, anche se Celestina non ha frequentato l'Università di Salamanca come il Baccelliere Fernando de Rojas, autore di questo solo, ma grande libro, e che terminati gli studi si ritira in provincia a esercitare modestamente l'avvocatura, con una rinuncia tanto silenziosa, ironica e totale alla gloria letteraria da suonare come un

giudizio inappellabilmente negativo sul valoree il senso non soltanto della letteratura e della cultura, ma d'ogni tentativo di raggiungere qualunque specie di grandezza. Si poteva scorgere l'annuncio di questo "non ne vale la pena" anche nella Celestina,dove l'intero bagaglio della cultura universitaria dell'epoca (da Aristotele a Petrarca) diventa chiacchiera inesauribile, commento a vanvera su se stessi e sul mondo di...
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