Lirica italiana delle origini

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Letteratura Italiana II Zambon Francesco

Lezione n. 1 09/11/09

La tradizione lirica italiana nel ‘200 e ‘300
L’origine della tradizione lirica italiana viene normalmente indicata in quella che viene chiamata la “scuola siciliana”, anche se esistono dei testi lirici e letterari precedenti a quelli siciliani che la farebbero retrodatare ulteriormente (ad es. non molto tempo fa è statascoperta una canzone amorosa scritta in un dialetto settentrionale sicuramente anteriore ai più antichi testi siciliani). I primi poeti importanti che si possono considerare come i fondatori di questa tradizione sono comunque i siciliani. Questa indicazione storiografica è molto antica, risale infatti a Dante: nel suo tattato latino di poetica, il “De vulgaria eloquentia”, fissa appunto nella poesiasiciliana l’origine della poesia lirica italiana. Egli scrive infatti che la corte dell’Imperatore Federico II di Svevia, che aveva normalmente sede in Sicilia, costituiva il centro più importante della cultura dell’epoca e all’interno di questo ambito nacque anche la prima esperienza lirica italiana. Dante scrive che, poiché la sede regale era la Sicilia, è avvenuto che «tutto ciò che i nostripredecessori hanno composto in voglare, si chiami siciliano e questo anche noi teniamo fermo, né i posteri potranno cambiarlo». Bisogna però tener conto che tutto ciò che Dante leggeva era stato toscanizzato dai copisti consentendone la diffusione, perché tali testi erano stati inizialmente scritti in dialetto siciliano; e quindi li interpretava, li leggeva come se fossero stati dei testi italiani.Tale tradizione si basa sull’imitazione o talvolta anche sulla semplice traduzione o rifacimento di testi lirici più antichi e quindi bisogna fare rifermento a questi modelli precedenti: 1) tutta la poesia dei trovatori provenzali (poesia trovadorica), esperienza nata e sviluppatasi nel sud della francia ed espressa nella lingua d’oc (secondo la definizione di Dante stesso nel “De vulgariaeloquentia”, dove distingue tre lingue legate tra di loro e che definisce attravreso la particella con la quale si definisce “si”: lingua d’oc -occitano/provenzale-, d’oil –francese del nord-, del si –italiano-). 2) “De amore”: trattato in latino sull’amore di Andrea Capellano (autore francese) risalente alla fine del XII secolo. È una specie di codificazione delle idee, concezioni, terorie sviluppate intornoall’amore dai poeti francesi (provenzali e del nord). Poesia trobadorica I trovatori provenzali svilupparono una concezione del’amore che viene normalmente indicata con la formula della “fin’amor” (fina amore, fem.), e cioè il perfetto amore, l’amore puro. Questa concezione si sviluppa un po’ alla volta attraverso la poesia trovadorica, che nasce all’inizio del XII secolo, con il primo trovatorenoto (Gugliemo IX) e poi prosegue per tutto il XII e XIII secolo, anche se il periodo aureo è il 1100, secolo in cui scrivono i poeti più importanti e si sviluppano in maniera concreta le concezioni intorno all’amore. La fin’amor è un’esperienza amorosa concreta, sensuale, un vero amore rivolto dall’uomo verso la donna; tuttavia essa incontra, per definizione, necessariamente, degli ostacoli nelsuo manifestarsi, che possono essere di vario genere: lontananza tra gli amanti, la diversa classe sociale, il semplice rifiuto da parte della donna ecc. Tali ostacoli non sono però casuali, occasionali, ma sono intrinseci a quest’esperienza amorosa, sono necessari affinchè essa possa realizzarsi. È necessario che vi sia il desiderio nei confronti della donna amata, ma che questo desideio nonarrivi mai a compimento, o che vi arrivi con estrema difficoltà. È proprio questa tensione che costituisce la vera e propria esperienza della fin’amor. Forse l’esempio più significativo di quest’esperienza è il cosiddetto “amor de lonh”, l’amore lontano, che non aspira ad essere superato; il desiderio del poeta non vuole superare la lontananza che lo separa dall’amata. A tal proposito Leo Spitzer...
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